Vacilla il patto Pd-Pdl: ora scheda bianca, Bersani in difficoltà' per le divisioni nel Pd

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Il patto Bersani-Berlusconi per eleggere un presidente "condiviso" alla prima votazione vacilla, e' insomma a forte rischio, bocciato dai franchi tiratori (anche se molti sono stati franchi dichiaratori, perche' le loro intenzioni le avevano chiaramente annunciate) del Pd nel segreto dell'urna alla prima votazione. Il Pd si e' spaccato e piu' di un'avvisaglia era stata la riunione dei gruppi congiunti dei democratici dove ieri sera erano esplosi molto malumori tanto che ben in 90 avevano votato contro la candidatura di Marini. E chi si aspettava che comunque oggi prevalesse una disciplina di partito, si sbagliava. In pratica la meta' del Pd non ha votato per il "vecchio lupo marsicano" ed in molti hanno anche dato il loro voto insieme a Vendola ed ai grillini a Rodota'. Poi in 104 hanno messo la scheda bianca nell'urna ed altri voti sono andati a D'Alema e Prodi, quasi un segnale per dire: "non scordatevi di loro". Chi e' in grande dificolta' e' Bersani che sul voto ha di fatto posto una sorta di fiducia personale. Ed anche Berlusconi e' rimasto a bocca asciutta con fantasmi che si stagliano sul suo futuro, a partire dall'odiato Prodi, sul quale Grillo sarebbe disposto a convergere anche subito, sconfiggendo cosi' l'asse Pd-Pdl, e portando a casa una grande vittoria politica. Per Renzi la grande soddisfazione di avere battuto quello che ormai si puo' considerare il suo principale avversario politico, cioe' Bersani che e' sotto tiro da meta' del partito, con accuse di tutti i generi che fioccano, ed anche con le prime richieste di dimissioni. Dopo la votazione del pomeriggio con la scelta da parte del Pd e del Pdl della scheda bianca, bisognera' aspettare domani per vedere se Bersani e Berlusconi proveranno a salvare il patto (o alla terza votazione con un altro candidato che potrebbe essere D'Alema) oppure se riuscitranno a tenere fino alla quarta votazione, quando sara' sufficiente la maggioranza relativa di 504 voti. Ma per il Pd sarebbe una scelta molto difficile e rischiosa. Come potrebbe spiegare anche ai suoi elettori un presidente eletto da una maggioranza del centrodestra con appena la meta' dei suoi voti (ammesso che rimangano)? Per Bersani urge, se ne ha ancora il tempo e la forza, cambiare strategia o proporre un altro nome "piu' condiviso" oppure puntare, dopo un grave e forse non recuperabile passaggio a vuoto, a ricompattare quel che resta del partito. La prima votazione ha anche dimostrato come sia difficile tenere il controllo sui propri gruppi parlamentari in una fase decisamente nuova della politica. Gli ordini dei capi non vengono piu' seguiti peddissequamente come una volta e la disciplina di partito e' un lontano ricordo del vecchio Pci, quando all'appello non mancava nemmeno un voto.

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