Grillo alle prese con il "Che fare?". Addio al Direttorio e "compiti divisi" tra i "falsi amici"

. Politica

"Che fare?" E' il dilemma di leninista memoria che sta affliggendo in queste ore Beppe Grillo e Davide Casaleggio. L'idea e' quella di dare un segnale forte per ricompattarsi  e ripartire in un quadro chiaro prima della kermesse di "Italia 5 Stelle" in programma tra meno di due settimane a Palermo. Qualche tempo fa Grillo annuncio' via blog di essere "stanchino" e diede vita all'ormai famoso Direttorio. Da allora molte cose sono cambiate per arrivare al "caso Roma", che e' costato assai caro ai grillini in fatto di polarità e soprattutto di credibilità. C'e' preoccupazione per la piattaforma informatica Rousseau (che dovrebbe essere l'anima democratica della dittatura via web, come teorizzato da Casaleggio senior) troppo a digiuno di clic, ovvero di condivisioni. Ma e' chiaro che il mondo grillino e' molto cambiato dopo le ultime vittorie, dovute anche a chi non sa nemmeno che cosa sia un computer. I Cinque Stelle non sono più quell'esperimento di movimento telematico ma sono diventati una forza popolare contro tutto quello che sa di vecchia politica. Solo se sapranno adattarsi alla nuova realtà  potranno mantenere l'aspirazione di arrivare a palazzo Chigi. Grillo in sostanza chiede una scossa, quel "bagno di umiltà", evocato anche dai fondatori della prima ora. Il progetto e' quello di azzerare l'attuale struttura, Direttorio compreso, per dare vita ad una nuova organizzazione e a una nuova fase. La strategia immediata riguarda Roma, vero bancone di prova per il governo nazionale. Lasciare governare "la pazza", ovvero la Raggi, gioco forza. Quindi disinnescare tutte le tensioni con Direttori e mini direttori. Magari sostituendoli con strutture con basi più ampie e rappresentative. Senza pero' perdere l'apporto di quelle figure che sono cresciute all'interno del movimento, anche se sono state definite sarcasticamente "mezze pippe" dal pieddino De Luca. Grillo ed i suoi si lamentano per l'arroganza. ma da che bocca viene la predica. Basta una veloce scorsa di come il comico genovese ha apostrofato Renzi e non solo. Fatto sta che la premiata ditta Grillo-Casaleggio non può che fare ricorso a quello che passa la casa, anche se il congiuntivo per non parlare dell'inglese, andrebbero migliorati. Per loro, i fanciulli rampanti,  i "falsos amigos", che dietro abbracci e sorrisi, lottano al coltello per la leadership, sono previsti ruoli differenti. Si parla solo dell'immediato, per il uturo c'e' tempo, anche quello di continuare a scannarsi. Il Tarzan in felpa de noantri, Alessandro Di Battista dovrebbe fare da discreto ma attento angelo custode a Virginia. Senza altri inutili fronzoli, tipo direttori, mentre l'altro giovane, che ancora non si sa bene che cosa nasconda dietro la camicia bianca e l'abito grigio, dovrebbe continuare a studiare da leader, in attesa della sfida con Renzi (sempre se i Cinquestelle arriveranno al ballottaggio) per palazzo Chigi. La tregua durerà?  

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