"L'Italia fara' da sola" sui migranti, Renzi minaccia l'Europa. Ma chi ci crede?

. Politica

"C'e' qualcosa di estremamente fragile nella inusitata durezza con cui Matteo Renzi ha preso ad attaccare i leader europei. Una debolezza che forse avvertono anche i veri destinatari dei suoi discorsi (sui migranti), gli elettori italiani". Lo scrive Antonio Polito nel suo fondo sul Corriere. Naturalmente le critiche possono anche essere giuste, l'Europa alza i muri ovunque può, mentre l'Italia circondata dal mare, non può farli.I  programmi di ricollocamento per chi richiede asilo non stanno funzionando. I propositi di rimpatrio di chi non ha diritto all'asilo, nemmeno. Ma se in polemica con questo stato di cose, Renzi aggiunge che "l'Italia fara' da sola", ha i mezzi per farlo", per aiutare l'Africa a frenare le partenze o per gestirle quando si trasformano in centinaia di migliaia di arrivi all'anno, chi può credere che questa sia una soluzione possibile? Chi puo' credere che possiamo farcela da soli? Per Polito si arriva qui a un nodo storico della politica estera italiana "all'idea che abbiamo del nostro posto nel mondo. Troppo piccoli per fare da soli, tropo grandi per stare al guinzaglio di qualcuno". Non servono abbagli o false illusioni, ne' per i migranti ne' per l'economia. All'origine di questi abbagli c'e' non solo la fretta di dare buone notizie agli italiani, dimostrare che loro gareggiano in una categoria di peso superiore. "C'e' solo un'errata analisi della condizione dell'Italia, che forse indebolisce l'azione riformatrice del governo". Insomma il punto centrale e', il  paese e' in crisi oppure no?  E qui l'analisi a livello europeo si differenzia: Renzi dice di no, da due anni, che anzi e' cominciato il percorso alla rovescia verso la crescita economica e del peso politico. Ma i nostri partner europei, in questo all'unisono, con la loro pubblica opinione interna, la pensano all'opposto, cioè che l'Italia sia ancora in piena crisi, con una ripresa mai veramente cominciata e che anzi viva con il fiato sospeso per la paura che una nuova recessione sia in arrivo. Un Paese comunque stagnante da quindici anni. Per questo non basta avere ragione in Europa e non basta commentare con la lucidità ed il sarcasmo di un osservatore esterno cio' che non va nella stessa Europa. Si rischia così di confermare, come scrive l'Economista, "la grande tradizione italiana di dare la colpa della disastrosa performance economica alle regole europee piuttosto che alla paralisi italiana". In parole povere l'eterna abitudine di molti italiani comuni di dare sempre la colpa di quel che accade a qualcun altro. Con il paradosso che mentre accusiamo l'Europa di debolezza, rischiamo di tornare ad esserne l'anello più debole.

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