Il Pd, senza Bersani, con Renzi a piazza del Popolo, "Il partito della Nazione? Sono Grillo, D'Alema, Berlusconi…"

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Renzi torna in piazza per dare il via alla volata finale per il Si'. E sceglie piazza del Popolo (non dei populismi, precisa), quella che storicamente fu prima la piazza di Almirante e poi della destra, anziché la piazza romana storicamente di sinistra, dove Berlinguer fu colto da quel tragico malore, di San Giovanni, forse perché troppo impegnativa da riempire. Ed anche per riempire piazza del Popolo si sono dovuti allestire treni speciali e pulmann da tutta Italia. Alla fine secondo gli organizzatori erano in 50mila. Non un granché, ben altre sono le folle oceaniche di antica memoria. Subito da Renzi parte un invito alla mobilitazione per il 4 dicembre, che sempre di più sta diventando una sorta di giorno del giudizio. Un nuovo mondo che si aprirà comunque, bisognerà vedere come. E per farlo aprire dalla parte giusta Renzi lancia il suo appello: "Mancano 36 giorni e nelle prossime cinque settimane vi chiedo di liberarvi per una sera, per una cena, per un caffè e incontrarvi con chi e' incerto, chi e' per il No, non solo per convincerli, ma perché io penso che ci sia bisogno di tornare a incrociare i nostri sguardi e tornare ad essere delle persone e non solo degli utenti". Poi ha messo in fila tutti quelli che remano contro, Grillo, l'Europa che non ci ascolta, Berlusconi, D'Alema, insieme a tutta la classe politica. Che "ha fallito". La piazza, in realtà piena a meta', circa 25mila persone, suona la carica e all'inizio canta "Bella ciao", e si infervora con un buuh al nome di Berlusconi (ma non era un grido razzista? Forse la giustizia sportiva dovrebbe rivedere certe norme. Ormai e' solo un grido di disappunto). Renzi li calma dal palco "Boni…", pero' quando viene sonoramente fischiato D'Alema non può fare a meno di compiacersi. Quello che plasticamente Renzi vuole rappresentare ed imprimere nelle menti non solo dei suoi ma di tutti gli italiani e' che la partita che si sta giocando e' solo una: "Futuro possibile contro passato che ha fallito". Quello che più scalda la piazza arriva quando il loro leader ricorda che quelli di vent'anni fa hanno detto "Se la riforma l'avessimo scritta noi, l'avemmo scritta meglio". "Puo' darsi - la sua chiosa - il punto e' che non l'hanno scritta. L'hanno discussa, chiacchierata, digerita e poi si sono dimenticati di scriverla". Ancora il suo vecchio slogan "L'Italia del Si' contro quelli che dicono sempre No". Poi il colpo a sorpresa per ribaltare quanto strilla la minoranza di Bersani "Il vero partito della Nazione e' quello del No. il partito che va da Brunetta a Travaglio, che sull'Europa mette insieme Monti e Salvini, che tiene insieme Gasparri e De Mita, che da Berlusconi a Grillo a D'Alema, dice solo No. Questo e' il partito che vuole bloccare l'Italia". Dell'altro Pd, quello della minoranza della sinistra interna di Bersani non c'era nessuno. Unico presente un uomo della sinistra si', Gianni Cuperlo, quello che e' nella commissione per la revisione della legge elettorale, ma che non e' omologabile. E lo si era già capito dall'ultima direzione, quando fu l'unico a criticare Renzi senza pero' sbattergli la porta in faccia, dandogli dell'inaffidabile e del bugiardo, come hanno fatto gli altri. La giornata di oggi ha confermato, ove ce ne fosse ancora bisogno, che i maggiori e più pericolosi avversari per Renzi non sono Grillo e Berlusconi, che sono per il No senza troppo battagliare, ma i suoi nemici interni. Così che il referendum sarà anche inevitabilmente una sorta di resa dei conti nel Pd. 

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