Il Presidente "Sergio I", "uomo di confine". "Formula Mattarella", a Renzi "dimmi tu cosa vuoi fare..."

. Politica

Sergio Mattarella e' assurto ad arbitro della crisi di governo, che poi si sta dimostrando anche una crisi di sistema, altro che Terza Repubblica. Si comincia a capire che la Prima non e' mai finita, e che la Seconda e' stata solo figlia di una legge elettorale nuova, dopo che i giudici avevano spazzato via quasi tutti i partiti tradizionali, almeno quelli che erano al governo. Salvando solo i post comunisti del Pds, nati dopo la caduta del muro di Berlino.  "Garante delle regole il Presidente impone il suo stile felpato", "mite ma perseverante, fu definito uomo di confine. Il suo breviario politico e' un libro di Maritain, 'Umanesimo integrale'". Così lo descrive con la sua vivace ed intelligente penna, Mario Ajello, sul Messaggerro. E se prima ai tempi di Napolitano, per capire cosa pensasse l'inquilino del Colle, bisognava solo arrivare all'articolo di Marzio Breda sul Corriere, ora forse e' meglio cambiare giornale. Ajello  descrive Mattarrella, come meglio non vorrebbe essere descritto, e qualche spunto glielo deve pur aver fornito.  Altro affresco: "Mai assimilato all'Establishment, in questi due anni ha aumento il suo consenso nella gente". Il giorno del battesimo da Presidente vollero chiamalo come un Papa palermitano del settimo secolo, Sergio I. Una ,scelta scherzosa, ma laicamente profetica. Quel Pontefice e' infatti ricordato per la cultura ed il carattere forte, ma non autoritario, perché ricompose controversie e discordie. Nell'Italia delle partigianerie e degli steccati, apparentemente insormontabili, Mattarella e' tipo fusion. Figlio della prima Repubblica, e poi nella fase finale di quella storia, diventato creatore del Mattarellum (la nuova legge elettorale, che sostituì il proporzionale), che fu strumento di innovazione e di fuoriuscita da un sistema collassato. Mattarella avversa le patologie di moda come la faziosità ideologica e come certo deteriore machiavellismo, che e' moneta corrente negli attuali partiti  e che egli giudica nemico del "bene comune".  Il tutto porta alla "Formula Mattarella". Quella del non proporre soluzioni ai partiti, ma di sollecitarle per poi cercare una sintesi. E infatti si racconta, come scrive Ajello, che nella tarda mattinata di lunedì 5 dicembre, all'indomani del diluvio dei No, nel primo colloquio tra Mattarella e Renzi, quest'ultimo gli abbia chiesto: "Presidente,mi dica lei che cosa devo fare". E lui: "Piuttosto, spetta a te dirmelo". 

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