"Renzi-bis" alla riconquista del Pd e del paese. Di che dovrebbe scusarsi?

. Politica

Punto e a capo. Renzi consapevole che ha dinanzi a se' una lunga marcia, ma non nel deserto, vuole riprendersi il Pd ed il paese. C'e' chi lo accusa quantomeno di incoerenza, se non di essere un bugiardo, per avere detto più volte che in caso di sconfitta al referendum avrebbe lasciato non solo la guida del governo ma anche quella del Pd e che avrebbe considerata addirittura conclusa la sua breve carriera politica, fino a quel momento travolgente. Ma la politica e' la politica, dove  "panta rei"  (tutto scorre), dove rapidamente cambiano patti ed alleanze, dove nascono e sfioriscono amicizie, dove l'arte del possibile, anche senza arrivare a machiavellismi di vario tipo, impera. E quando cambiamo le regole oppure le situazioni, aprendo a nuovi scenari politici, il politico di razza deve sapersi rapidamente adattare. L'essere camaleontico e' indispensabile a volte per non cadere in trappole e trabocchetti vari e per non darla vinta agli avversari, spesso più rancorosi che portatori di idee.  Renzi se n'e' andato da palazzo Chigi mantenendo la parola. E significando davanti a tutto il paese qualcosa di ben definito, era finita la possibilta' della politica di cambiare la Costituzione, ovvero niente più Terza Repubblica con tanto di premier forte, grazie al combinato disposto con la legge elettorale da lui fatta, il famoso Italicum. Ma gli italiani hanno detto no all'uomo forte in quanto tale oppure a Renzi in particolare? Gli italiani sono molto più maturi di quanto a volte si voglia fare apparire. Non gradiscono che qualcuno alteri gli equilibri nati nell'immediato dopo guerra. Per vari motivi hanno fallito tutti quelli che ci hanno a vario titolo provato, Fanfani e Craxi nella prima Repubblica e in parte Berlusconi nella fase successiva. Anche a Berlusconi fu bocciata la proposta di un premier forte ed ora ad ottant'anni vuole il ritorno al proporzionale, se pur corretto. Renzi  si prepara ad imboccare una nuova strada, fatta magari di mediazione, ma non per questo meno congeniale a lui. E se si e' lasciato andare allo sfogo "Ma, non so se corro…", e' solo per mettere a nudo le altrui difficoltà a fare quello che potrebbe ancora fare lui. Così Matteo da uomo battagliero qual'e' inizia una nuova vita politica con l'esperienza di quello che gli ha portato la prima. La battaglia comincerà già domenica prossima con l'Assemblea nazionale (a Milano), dove ci sono mille persone. Tutta procedurale, con la sinistra che tenta, tanto per cambiare,  di mettergli i basti tra le ruote, per non farlo arrivare da segretario al Congresso. Lui ci aveva pensato, ma poi: "Non lascio certo. Per non fare un favore alla minoranza". Del resto il primo colpo Renzi lo ha già messo a segno con il governo Gentiloni, e non era impresa facile. Un governo chiaramente di scopo per fare la riforma elettorale, con probabile ritorno al Mattarellum, o qualcosa di simile. Ora si tratta di anticipare il Congresso ed il partito come fa a non volersi attrezzare, quando tutti sano che si andrà presto a votare? Ovviamente il vero colpo di Renzi sarà vincere le primarie che dovrebbero svolgersi il 26 febbraio oppure il 5 marzo. E' convinto di prendere più di due milioni di voti. Ora tutto e' concentrato sul come arrivarci. Renzi si prepara ad essere un Matteo "di lotta e di governo".  Chi conio' questa espressione? Bettino Craxi, quando definì il suo partito socialista un partito di "lotta e di governo". 

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