Consip, "guerra" tra procure, all'interno dell'Arma e nel Pd. "Capitan riscrivo", novello capitan Dreyfus?. Con una domanda su tutte

. Politica

E' una sorta di implosione istituzionale, e quindi ovviamente ben più grave di un crisi politica all'interno di coalizioni oppure dei singoli partiti. Quella saltata fuori sull'inchiesta Consip, con le accuse "inventate" nei confronto di babbo Renzi, ovviamente per colpire il suo potente rampollo Matteo, e' una storia tanto strana, quanto grave e dalle conseguenze imprevedibili. Almeno di non volere mettere tutto sotto il tappeto, come purtroppo successo tante volte in Italia. E più la povere era soffocante più grande era il tappeto. Questo capitano dei carabinieri, tale Giampaolo Scafarto, che coincidenza dei nomi viene come comando da Scafati, in provincia di Salerno, dove affiancava il famoso capitan Ultimo, leggendario per la cattura di Riina, ma anche chiacchierato. 44 anni all'interrogatorio, nonostante la grave accusa soprattutto per un carabiniere di falso, si e' valso della facoltà di non rispondere. E' accusato dai giudici di Roma di avere falsificato delle intercettazioni soltanto per inguaiare Tiziano Renzi. Si tratta di un "capitan riscrivo" amico di capitan Ultimo", oppure magari entrambi sono una specie di capitan Dreyfus? L'affaire Dreyfus fu il maggiore conflitto politico e sociale della Terza Repubblica, scoppiato in Francia sul finire del XIX secolo, che divise il paese dal 1894 al 1906, a seguito dell'accusa di tradimento e intelligenza con la Germania mossa al capiranno alsaziano di origine ebraica, Alfred Dreyfus, in realtà come dimostrato dopo anni di carcere ed umiliazioni, innocente. Indro Montanelli scrisse dell'affaire "Non fu soltanto il più appassionante giallo di fine secolo. Fu anche l'anticipo di quelle deviazioni dei servizi segreti che noi riteniamo sbagliando un'esclusiva dell'Italia contemporanea". E Montanelli non aveva ancora visto tutto. L'affaire di babbo Renzi mette a nudo realtà troppo spesso nascoste per pudore politico oppure per convenienza sempre politica. Com'e' possibile che da anni ci sia una sorta di guerra tra procure. Quella di Milano che si riteneva la detentrice dell'assoluta purezza dopo Tangentopoli, superata dalla Roma di Pignatone, che con "mafia capitale", ha voluto dimstrare di avere messo fine al porto delle nebbie. E che dire di Napoli. con il suo paladino Woodcock, che a me memoria non ne ha azzeccata una. Poi c'e' anche Palermo, da sempre alla caccia dei "mafiosi democristiani". Anche qui senza i risultati aspettati. Della lotta politica all'interno del Pd, l'unico partito presente in Italia e quindi con rapporti con lui da tutti appetiti, spesso per ragioni di potere o di carriera, e' un succedersi di fatti quotidiani. Ma questa volta c'e' anche la lotta sempre oscurata al'interno dell'Arma dei carabinieri. Partita da molto lontano, da quando il generale De Lorenzo, epuro' alcuni dei migliori e valorosi ufficiali dell'Arma, che si rifiutarono di seguirlo nel suo piano di volere sollevare un rumore di sciabole. Quello che sta accadendo con Napoli che conferma la fiducia al capitano del Noe e con Roma che lo indaga, e' inquietante. Ma c'e' un ministro della giustizia a Berlino? Con una domanda su tutte. Le indagine dei romani cominciano per la fuga di notizie sulla vicenda Consip, che almeno teoricamente avrebbero dovute essere state fatte in favore del gruppo renziano. Ma perché allora chi era responsabile della fuga di notizie avrebbe dovuto contemporaneamente anche manomettere i verbali delle intercettazioni? Cioe' prima dai una mano al potente e poi lo vuoi affondare con delle falsità. Vedremo se questa volta salterà fuori la verità oppure solo qualche trasferimento. magari dipinto come avvicendamento. Con la solita domanda di fondo. Non e' che qualche volta alcuni magistrati deragliano e fanno deragliare solo per l'ostinazione di volere dimostrare i loro teoremi?  

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