Fontana scivola sulla "razza bianca". Salvini lo difende. Di Maio ironizza: "Se questi sono moderati io sono Gandhi..."

. Politica

Brutto scivolone del candidato presidente della Regione Lombardia per il centrodestra, l'ex-sindaco leghista di Varese Attilio Fontana, che parlando del problema dell'immigrazione a Radio Padania ha evocato pericoli per la "razza bianca", "la nostra razza bianca", dall'ingresso indiscriminato di migranti. Poi ha tentato di fare marcia indietro precisando che era stato solo un lapsus ma ormai il guaio era fatto e le sue parole sono subito diventate un caso politico. Salvini naturalmente lo ha difeso, evocando la Fallaci e l'Italia "sotto attacco", ma le repliche politiche sono subito partite: dal candidato del centrosinistra al Pirellone, Giorgio Gori, così come dal candidato premier dei Cinquestelle  Luigi Di Maio che ha ironizzato: "Se lui è un moderato allora io sono Gandhi..". "L'Italia - aveva detto Fontana - non può accettare tutti gli immigrati. Qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, ma è questione di essere logici o razionali". "Non possiamo - aveva rincarato la dose - perché tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o deve essere cancellata. Poi il tentativo di aggiustare il tiro. "E' stato un lapsus, un errore espressivo: intendevo dire che dobbiamo riorganizzare un'accoglienza diversa che rispetti la nostra storia, la nostra società". E Di Maio subito: "Berlusconi dice che siamo peggio dei post comunisti, che loro sono moderati e noi estremisti.. ma dopo la frase di Fontana sulla razza bianca siamo sicuri che sono loro i moderati? Se loro sono moderati allora io sono Gandhi". Anche Renzi è intervenuto: "In Lombardia ci aspettavamo un dibattito alto, bello, nobile, sui contenuti. E invece il candidato della destra, leghista, parla di "razza bianca" e di invasioni. Noi insieme a Giorgio Gori parliamo di innovazione e capitale umano. Siamo una squadra che sceglie il futuro, non la paura. Altro che farneticanti dichiarazioni sulla "razza bianca": il derby tra rancore e speranza è la vera sfida che caratterizzerà il 4 marzo, in Lombardia come nel resto del Paese".

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