Impeachment, la parola più usata sui social. Serve la maggioranza assoluta (M5s e FdI, con la Lega, ce l'hanno)

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Impeachment è la parola che è cominciata a girare vorticosamente sui social praticamente già mentre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, spiegava agli italiani le ragioni del fallimento del tentativo di formare un governo da parte del presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, sostenuto da 5Stelle e Lega. Ad alzare i toni è stata senza peli sulla lingua, la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che ha denunciato il "veto" su Paolo Savona al ministero dell'Economia: "La verità è che non esiste alcuna norma della Costituzione italiana - ha scandito la pasionaria della destra in diretta Facebook - che consenta al Presidente della Repubblica di rifiutarsi di nominare un ministro solo perché non ne condivide le idee. Se questa notizia fosse confermata sarebbe drammaticamente evidente che il presidente Mattarella è troppo influenzato dagli interessi delle nazioni straniere. Dunque Fratelli d’Italia chiederà al Parlamento  la messa in stato d’accusa per alto tradimento, a norma dell’articolo 90 della Costituzione, perché di gente che fa l’interesse delle nazioni straniere e non degli italiani ne abbiamo vista fin troppa". Negli stessi minuti il leader politico dei grillini, Luigi Di Maio, anche lui in diretta social affermava: la "scelta di Mattarella è incomprensibile". Poi da Fazio in tv si è espresso chiaramente per la richiesta impeachment. E ha spiegato:"Avevamo espresso Conte come presidente del consiglio, avevamo una squadra di ministri, eravamo pronti a governare e ci è stato detto no perché il problema è che le agenzie di rating in tutta Europa erano preoccupate per un uomo che andava a fare il ministro dell'Economia. Allora diciamocelo chiaramente che è inutile che andiamo a votare tanto i governi li decidono le agenzie di rating, le lobby finanziare e bancarie, sempre gli stessi". Su Twitter un parlamentare tra i più influenti del Movimento,  il campano Carlo Sibilia, annunciava: "Non esiste mandare nel caos il paese per fini ideologici. Credo sia arrivato il momento per #impeachment a #Mattarella . È una strada obbligata e coerente”. Matteo Salvini, non ha parlato espressamente di messa in stato d'accusa ma ha ammonito: "Noi non siamo al ricatto di nessuno. Se abbiamo la certezza di poter lavorare liberamente, da domani mattina sono ufficio. Ma se qualcuno mi dice vai in ufficio, ma con calma e poi vediamo lo spread, i vincoli... Allora no, così non si può lavorare bene. Se siamo in democrazia rimane solo una cosa da fare, restituire la parola agli italiani". Da soli 5Stelle e FdI non hanno la richiesta maggioranza assoluta dei componenti del Parlamento in seduta comune per dare corso al complesso iter di messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica, quorum che però verrebbe raggiunto in questa legislatura con il sostegno del Carroccio.

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