Salvini interrompe il balletto sull'orlo della crisi: "La maggioranza non c'è più, subito al voto"

. Politica

"Subito al voto" dice in serata il capo della Lega stoppando il balletto sull'orlo della crisi in scena da ieri sul palcoscenico politico. Era ed è dunque altissima la tensione tra Lega e Cinquestelle che si scambiano anche oggi accuse e controaccuse a conferma, come ha detto ieri Salvini, che "qualcosa si è rotto" negli ultimi mesi tra i due partiti alleati di governo. Una spaccatura evidenziata plasticamente dal voto sulla Tav al Senato. Un'ammissione quella del leader della Lega accompagnata da una nota diffusa dopo un secondo incontro con il premier Conte che sgombra il campo da qualunque ipotesi di rimpastini o rimpastoni o di governi tecnici. No, Salvini vede all'orizzonte solo il voto, nient'altro, per ridare la parola agli elettori. La nota del vicepremier leghista, quasi al termine di una giornata che ha visto salire al Quirinale il premier Conte (per discutere con Mattarella degli sviluppi della crisi anche se le fonti non citano questa parola) e il presidente della Camera Fico - con lui Mattarella avrebbe parlato dell'eventuale riconvocazione delle Camere ora in ferie - è estremamente chiara. La nota è stata diffusa quasi al termine di un vertice a palazzo Chigi tra il capo leghista e il capo del governo, il secondo nelle ultime 24 ore. "Andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c'è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav, e restituiamo velocemente la parola agli elettori". Così dopo le cautele di ieri il capo leghista esce allo scoperto ed elenca con chiarezza le sue condizioni e le sue previsioni per il prossimo futuro rivolto soprattutto agli alleati (?) pentastellati che ancora oggi pomeriggio gli chiedevano di esser chiaro con i suoi ultimatum e che definivano "folle" l'idea di una crisi che potrebbe veder tornare un tecnico a palazzo Chigi. Per Salvini dunque "è inutile andare avanti a colpi di No e di litigi come nelle ultime settimane, gli Italiani hanno bisogno di certezze e di un governo che faccia, non di Signor No. Non vogliamo poltrone o ministri in più, non vogliamo rimpasti o governi tecnici: dopo questo governo (che ha fatto tante cose buone) ci sono solo le elezioni". Sottotono il commento del capo dei Cinquestelle al termine di una giornata al calor bianco e che forse sarà ricordata come quella del capolinea per il governo gialloverde. "Sono tranquillo, stiamo lavorando per il paese. Ci sono dei colloqui in corso ma io sono pagato per lavorare per gli italiani" dice Luigi Di Maio uscendo da palazzo Chigi dove 'non' ha partecipato al vertice Conte-Salvini che si svolgeva due stanze più in là...

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