Pd, unanimità per trattare con M5s. Renzi, "mandato forte a Zingaretti"

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Il Partito democratico decide, all'unanimità, di trattare con M5S per verificare la possibilità di dare vita a un "governo di legislatura". Cinque i punti di confronto proposti dai dem, ma in caso di mancato accordo si dovrà andare alle urne. La direzione Pd, riunita in modo permanente per la durata della crisi, ha approvato per acclamazione la linea del segretario Zingaretti, che ribadisce: sì ad un governo forte, con una base larga, non di transizione. Al contrario in presenza di un "accordicchio temporeggiatore, al voto senza paura". Strada Per Zingaretti tocca al Pd "indicare una strada. Di fronte alla situazione drammatica del paese, abbiamo il dovere di dare disponibilità e di verificare se esiste la possibilità di dare vita a una maggioranza parlamentare nuova, forte, di discontinuità e di larga base parlamentare, che convinca le persone delle nostre ragioni. La nostra proposta deve essere chiara, lineare, trasparente per evitare l'accusa di trasformismo. No", insomma, "a una confusa ammucchiata". Le condizioni questa "sfida alta", ha detto il segretario, andranno verificate "alla luce del sole" e "oggi si è fatto un importante passo in avanti, perché tutto il Pd unito si è ritrovato in questa posizione". Temi I cinque temi su cui raggiungere l'accordo con i grillini sono sufficientemente aperti: "Appartenenza leale all'Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del Parlamento; sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell'Europa; svolta delle ricette economiche e sociali in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti". Giallorosso Insomma, si definisce e si concretizza l'intuizione di un rovesciamento di fronte, della possibilità di un governo giallorosso lanciata per primo, con capacità di indirizzo politico, dall'ex premier ed ex segretario dem, Matteo Renzi, e poi veicolata negli ambienti zingarettiani dalle prese di posizione di uno storico consigliere del segretario come Goffredo Bettini e da un sostenitore ante litteram del dialogo con i pentastellati, come l'ex ministro Dario Franceschini, che su Twitter commenta: scelta "la via della responsabilità di fronte al paese. Ora Zingaretti ha la forza di un partito unito con cui può iniziare un dialogo limpido e chiaro coi 5s, per cercare di dare vita a un governo di svolta". Sibillino Resta defilata la posizione di Carlo Calenda, che si affida a un tweet sibillino: "E ora Mattarella. Sospendiamo, a presto". Il presidente del Pd, Paolo Gentiloni, è telegrafico: partito "unito attorno a Zingaretti. Questa è una buona notizia" e anche Emanuele Fiano, parlamentare di punta in un gruppo della Camera etichettato dagli osservatori come 'renziano', osserva: "La direzione approva all'unanimità il mandato al segretario: un segnale chiaro, forte e importante per una svolta in questa legislatura". Non ha dubbi una renziana doc come Maria Elena Boschi: "Voterò la fiducia". Quindi, nel governo coi i 5 stelle?: "Anche no", replica con un sorriso. Mano Matteo Renzi, nel ringraziare per il sostegno ricevuto anche dopo il suo intervento in Senato seguito all'annuncio delle dimissioni di Giuseppe Conte, afferma: "È davvero un buon giorno: uno dei peggiori governi della storia repubblicana è andato a casa e il ministro Salvini in appena dieci giorni è diventato passato. C’è molto da fare, adesso" e poi dai microfoni di Radio Anch'io: "Zingaretti riceverà un mandato forte", ma "il problema non è il Pd. Stavolta il pasticcio lo ha combinato Salvini" e allora: "o siamo in condizione tutti di dare una mano per aiutare l'Italia o si va a votare". 
(foto da partitodemocratico.it)

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