Nulla di "insormontabile" assicurano M5s e Pd. Decisivo il summit Di Maio-Zingaretti

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Quindi si fa? Al momento sembra di sì, ma mai dire mai tra gli arzigogoli della politica italiana. In ogni caso, per il varo di un intesa di governo M5s-Pd, decisivo sarà l'annunciato faccia a faccia tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, prima del ritorno - martedì - di fronte al Presidente Mattarella. Il primo incontro, a livello di capigruppo parlamentari e per il Nazareno anche con la supervisione del vicesegretario, Andrea Orlando, non ha riproposto gli sconquassi dell'ormai drammaticamente celebre streaming di Bersani. Parole Anzi, dopo due ore di colloquio, le due delegazioni convengono: "Non ci sono problemi insormontabili". Usano di fatto le stesse parole Orlando ("Non ci sono ostacoli insormontabili") e il capogruppo grillino alla Camera, Francesco D'Uva ("Sul tavolo non sono emersi ostacoli insormontabili"). Perciò si va avanti e in attesa della parola decisiva dei big, si continuerà a lavorare tra i capigruppo nelle Commissioni parlamentari dei due partiti, per  predisporre i dossier sui temi di loro competenza. Intanto due questioni di principio appaiono risolte: la riduzione del numero dei parlamentari, paletto posto dai pentastellati; e la chiusura del forno con la Lega, richiesta esplicita dei dem. Taglio Orlando sottolinea: "Siamo disponibili a votare la legge per il taglio del numero dei parlamentari. Riteniamo vada accompagnata da garanzie costituzionali e da regole sul funzionamento parlamentare. E D'Uva pare mettere una pietra tombale sulle tardive resipiscenze di Salvini: "Non abbiamo confronti con altre forze  politiche" e poi alla domanda se in caso di fallimento del tavolo con il Pd l'unica soluzione sarebbe il voto, D'Uva replica: "Mi sembra la cosa più chiara, non vedo grosse alternative". Al taglio secco di deputati e di senatori sostenuto dal Movimento manca soltanto un ultimo voto parlamentare ed eventualmente la controprova del referendum popolare confermativo. A questo percorso i dem chiedono di affiancare un disegno più articolato, che preveda il ripensamento del bicameralismo paritario e una riforma elettorale in chiave proporzionale. All'incontro nella Sala Siani di Montecitorio erano presenti anche il capogruppo pentastellato al Senato, Stefano Patuanelli, e i vicecapigruppo nei due rami del Parlamento, Francesco Silvestri e Gianluca Perilli; mentre per il Pd c'erano i capigruppo di Camera e Senato, Graziano Delrio e Andrea Marcucci, comunemente definiti 'renziani'. Unità Il Partito democratico, con una decisione per acclamazione della sua direzione, ha stabilito di andare a vedere le carte dei grillini e questa unità tiene, nonostante i gossip. "Un buon inizio", c'è un "ampia convergenza su temi ambientali e sociali", assicura Delrio e Marcucci chiosa: "Il primo incontro con la delegazione del M5S è andato bene. Sono ottimista: credo che entro martedì riusciremo a portare al Colle un progetto serio per l'Italia". Orlando fa sapere: all'interno del Pd "non c'e' alcuno scontro. L'incontro lo abbiamo condotto insieme: il sottoscritto e i capogruppo. La valutazione che abbiamo dato è comune". Posta Anche i grillini devono fare i conti con l'extraparlamentare, Alessandro Di Battista, che sembra riaprire alla Lega, ma in sostanza manda a dire: "Tutti ci cercano. Alziamo enormemente la posta sulle nostre idee e soluzioni per il paese" e ancora: "Sono convito che andando al voto adesso, prenderemmo valanghe di consensi", ma aggiunge: "Non vorrei mai che la prossima legge di bilancio la scrivesse l'Unione Europea e tale rischio è altissimo votando a fine ottobre".

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