La bandiera di Mauritius sulle Chagos. Alta tensione con Londra nell’Oceano Indiano

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Mauritius
(foto da profilo Twitter Philippe Sands)

La bandiera di Mauritius, stato insulare dell’Africa nell’Oceano Indiano a oltre 500 chilometri a est del Madagascar, sventola per la prima volta sulle Isole Chagos. Un arcipelago a circa 2.200 chilometri a nord-est di Mauritius, scorporato dalla madrepatria nel 1965 per volontà della Gran Bretagna, allora potenza coloniale. L’atto unilaterale non è mai stato riconosciuto dal dal governo di Port Louis, capitale di Mauritius, dall’indipendenza da Londra nel 1968. L’isola principale delle Chagos, Diego Garcia, venne trasformata nel 1966 in una base militare anglo-americana e l’intera popolazione di circa 2 mila persone fu deportata a Mauritius tra il 1967 e 1973.

ONU

Nel 2019 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione in cui si ordina al Regno Unito di restituire le Chagos e nel gennaio 2021 anche il tribunale marittimo dell’ONU ha stabilito che Londra non ha sovranità sull’arcipelago. Ma gli inglesi hanno fatto orecchie da mercante. Ora, con il pretesto di una spedizione oceanografica guidata dall’ambasciatore mauriziano presso le Nazioni Unite, Jagdish Koonjul, è stata formalmente contestata l’autorità del cosiddetto Territorio Britannico dell’Oceano Indiano (British Indian Ocean Territory, BIOT).

Rosso, blu, giallo e verde

La bandiera rosso, blu, giallo e verde di Mauritius è stata issata sugli atolli di Peros Banhos e Salomon, mentre i presenti cantavano l’inno nazionale. Il premier di Mauritius, Pravind Jugnauth, ha descritto l’evento come un “momento molto emozionante e storico”. E ha aggiunto: “È tempo che il Regno Unito ceda il controllo”. Jugnauth ha rimarcato che se le bandiere venissero rimosse, questa sarebbe considerata una “provocazione”. “È ormai più che il momento giusto perché le isole siano restituite e sia rispettato il diritto internazionale”. La missione del governo di Mauritius aveva lo scopo di mappare le barriere coralline intorno all’arcipelago. Per questo Londra aveva inizialmente chiuso un occhio, sostenendo di condividere l’interesse comune per la protezione ambientale.

Foreign Office

Dopo l’alzabandiera, dal Foreign Office è arrivata però una replica secca, in vecchio stile coloniale. “Il Regno Unito non ha dubbi sulla sovranità sul Territorio Britannico dell’Oceano Indiano, che deteniamo ininterrottamente dal 1814. Il Regno Unito non riconosce la pretesa di Mauritius”. Sulla nave da crociera affittata dal governo di Mauritius oltre all’ambasciatore e a funzionari di Port Louis, erano presenti alcuni scienziati e soprattutto un gruppo di chagossiani sfrattati dagli inglesi. Gli ex abitanti da sempre denunciano la loro espulsione come un crimine contro l’umanità.

Esilio

Dopo decenni di esilio forzato, cinque chagossiani sono sbarcati a Peros Banhos e hanno baciato il suolo patrio. Indossavano magliette con la scritta: “Chagos My Home”. Uno degli esiliati ha raccontato al quotidiano britannico The Guardian: “È qui dove sono stato battezzato, dove mia madre ha fatto prima comunione e si è tenuto il funerale di mio nonno. Veniamo come pellegrini, per rendere omaggio. Se fossimo stati bianchi e con gli occhi azzurri, forse avremmo avuto un trattamento migliore come gli isolani delle Falkland“, l’arcipelago dell’Atlantico meridionale colonia britannica scenario nel 1982 dell’omonima guerra tra Argentina e Regno Unito.

Yacht

Nel corso degli anni Londra ha a più riprese formalmente espresso “sincero rammarico” per il modo in cui gli chagossiani furono espulsi. “Attualmente – assicura il Foreign Office – stiamo finanziando un pacchetto di supporto di 40 milioni di sterline in favore degli ex abitanti dell’arcipelago per un periodo di 10 anni”. Intanto, i funzionari del Territorio Britannico concedono licenze agli yacht di turisti per visitare gli atolli, i villaggi abbandonati e le case ormai deserte degli chagossiani.

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