La guerra continua: i colloqui e le tre ‘condizioni’ di Putin. Zelensky, “Subito l’Ucraina nella Ue”

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(foto profilo Twitter Belarus MFA)

Per ora un nulla di fatto ma qualche tenue segnale forse è emerso. E’ terminato a Gomel, al confine tra Bielorussia e Ucraina, l’incontro negoziale tra la delegazione di Kiev e quella russa dopo l’offensiva lanciata dal presidente Vladimir Putin.

Tre ore di colloqui in due tempi. Le negoziazioni sulle quali erano puntati i riflettori di tutto il mondo forse proseguiranno con un secondo round che potrebbe tenersi al confine tra la Polonia e la Bielorussia in una data ancora non precisata ma intanto le delegazioni sono rientrate a Mosca e Kiev per consultazioni con i rispettivi governi.

Via dalla sala i giornalisti. Chi sedeva al tavolo? Non c’erano nè Putin nè Zelensky – come mostrano le foto ufficiali – ma lo si sapeva. C’era invece, o ci sarebbe stato secondo il Jerusalem Post, il miliardario russo Roman Abramovich, uno dei tanti oligarchi russi proprietario fino a ieri della squadra di calcio londinese del Chelsea, un asset abbandonato precipitosamente quando Putin ha ordinato l’invasione dell’Ucraina. Abramovich sarebbe stato invitato ai colloqui su richiesta della stessa Ucraina.

Come è andata? Una dichiarazione del capo negoziatore russo, Vladimir Mendisky, rilasciata al termine dell’incontro e rilanciata da Interfax sembra far intravedere uno spiraglio: “Sono stati trovati alcuni punti su cui è possibile trovare un terreno comune” ha detto l’inviato di Putin. Segnali anche da parte ucraina: le parti avrebbero individuato una serie di temi sui quali fanno sapere di aver delineato soluzioni pacifiche, ha detto il consigliere del capo dell’ufficio del presidente ucraino, Mikhaylo Podolyak.

Ma i segnali di apertura sono molto vaghi – e forse in questa fase, in cui ognuna delle due parti ha esposto le sue posizioni di partenza, non poteva andare diversamente – e non danno assicurazioni concrete e verificabili. Anche perchè la guerra in Ucraina continua, con morti, feriti e distruzioni, una guerra sembra aver subito solo un lieve rallentamento, oggi, dopo una telefonata Putin-Macron. Le previsioni degli osservatori sembrano però tendere al peggio se come metro di giudizio, o come palla di vetro, si prendono le tre “condizioni” poste dallo ‘zar’ del Cremlino per sospendere l’attacco, condizioni che così come sono state poste il presidente ucraino Zelensky non può accettare. Putin ha ribadito: !) nessuna sospensione dell’attacco fino a quando l’Ucraina non sarà smilitarizzata e de-nazificata; 2) niente tregua fino a quando l’Ucraina non acquisirà lo status di paese neutrale; 3) e riconoscerà che la Crimea è russa. Che poi in sostanza sono le tre ‘giustificazioni’ che il presidente russo aveva comunicato al mondo il giorno in cui aveva dato il via all’attacco.

Da parte di Zelensky, prima dell’inizio dei colloqui a Gomel, si era ribadita la richiesta di un “cessate il fuoco immediato” e il “ritiro delle truppe russe”. Il presidente ucraino intanto vuole accelerare il suo avvicinamento all’Europa ed ha presentato oggi ufficialmente la richiesta di adesione all’Ue da parte del suo paese. Una richiesta urgente con la sollecitazione per un iter accelerato. Ma Bruxelles su questo dossier, pur offrendo aiuti militari a Kiev, sembra voler procedere con i piedi di piombo: l’Ucraina ha certamente una chiara prospettiva europea ma la sua adesione all’Ue “non è in agenda” in un momento in cui “stiamo contrastando un’aggressione”, ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell.

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