
Mentre sta per iniziare il secondo round di colloqui tra Mosca e Kiev in un piccolo centro nella foresta al confine tra Bielorussia e Polonia – secondo fonti russe sul tavolo ci sarebbe anche un’ipotesi di un cessate il fuoco – l’offensiva delle forze armate di Putin in Ucraina non rallenta, anzi registra nuovi attacchi come quello coronato da successo, secondo Mosca, con la presa della città di Kherson. L’avanzata si snoda su due direttrici e l’obiettivo principale rimane la capitale, Kiev. L’Ucraina resiste. Combattimenti sia nella parte orientale del paese, a Karkiv, la seconda città ucraina, bombardata dall’artiglieria di Putin e nel mirino dei paracadutisti russi, sia a sud, a Mariupol, la città portuale di mezzo milione di abitanti sulla costa settentrionale del Mar d’Azov, cinta d’assedio dalle forze armate separatiste del Donetsk. La città è allo stremo, i cittadini intrappolati. I militari ucraini non riescono a fronteggiare l’offensiva dei separatisti e per di più manca l’acqua. Secondo fonti ucraine i morti tra i civili dall’inizio dell’attacco sferrato da Putin giusto una settimana fa, sono circa 2.000. Sempre secondo Kiev i russi finora hanno distrutto centinaia di snodi di trasporto, edifici residenziali, ospedali e asili. I soccorritori hanno spento più di 400 incendi dopo i bombardamenti russi in tutto il paese ed hanno disinnescato 416 esplosivi. Mosca tace sul numero delle sue vittime ma gli Stati Uniti stimano che i morti russi nell’invasione Ucraina possano essere 2.000. All’Onu Kiev ha accusato Mosca di genocidio e non si ferma l’esodo dei profughi ucraini verso i paesi confinanti come la Polonia, la Romania, la Slovacchia e l’Ungheria: finora sarebbero circa 800.000.
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