
Lo Sri Lanka è praticamente in default. Il Paese insulare dell’Oceano Indiano, a sud dell’India, è al collasso finanziario, mentre proseguono le proteste popolari contro il governo del presidente Gotabaya Rajapaksa, ritenuto responsabile della crisi. Le agenzie di rating Fitch e Standard & Poor’s prevedono a breve l’inizio del processo di insolvenza per il debito sovrano.
FMI
Nei giorni scorsi erano stati interrotti i pagamenti del debito estero, nella speranza di misure di salvataggio da parte del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Lo Sri Lanka ha più di 50 miliardi di dollari di debito estero e deve affrontare la peggiore crisi economica dall’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1948. Prezzi alle stelle per cibo e carburante, inflazione, blackout elettrici e una situazione sanitaria emergenziale hanno scatenato massicce proteste di piazza. Il ministero delle Finanze di Sri Jayawardenapura Kotte, la nuova capitale situata nell’area metropolitana della ex capitale Colombo, ha annunciato che l’impatto congiunto della pandemia e della guerra in Ucraina ha reso “impossibile” pagare i creditori.
Dimissioni
I manifestanti hanno chiesto le dimissioni immediate del governo guidato dalla famiglia Rajapaksa. In risposta l’esecutivo ha prima imposto, e poi formalmente revocato, lo stato di emergenza che consente ai militari di arrestare i civili, di imporre il coprifuoco e di limitare i social media. Le manifestazioni si sono diffuse in tutto il Paese di 22 milioni di abitanti. La folla ha anche tentato di assaltare le case di diversi alti funzionari del governo. Iniziative pacifiche di protesta sono state organizzate dalla Chiesa cattolica. “L’intelligenza della gente è stata insultata dalla corruzione – ha detto il cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo metropolita di Colombo -. Pertanto chiediamo al presidente di ascoltare il grido della gente e di dimettersi”.
Fratello
A inizio aprile c’erano state le dimissioni, ritenute però dall’opposizione non in linea con il protocollo costituzionale, di tutti i ministri. Ma il presidente e il premier, suo fratello maggiore Mahinda Rajapaksa, sono rimasti in carica. I partiti di opposizione hanno già respinto l’appello di Rajapaksa a unirsi a un governo di salvezza nazionale. Assieme alle rimesse dei lavoratori all’estero, il turismo era risorsa vitale, ma la pandemia lo ha praticamente affondato. Gli oppositori di Rajapaksa economisti sostengono che la crisi è stata esacerbata dalla cattiva gestione, da anni di debito pubblico accumulato e da tagli fiscali sconsiderati.
Elezioni
Rajapaksa, 72 anni, ex militare, aveva vinto le presidenziali nel 2019 e conquistato una buona maggioranza nelle politiche dell’anno successivo alla testa di una coalizione nazionalista. Nelle ultime settimane si sono però avute varie defezioni e oggi sarebbe in minoranza in Parlamento. Wijeyadasa Rajapakshe, uno dei parlamentari che ha tolto il sostegno al presidente afferma: “Se non agiamo ora, ci sarà un fiume di sangue nel paese”. Non è ancora chiaro tuttavia se e quando verrà presentata una mozione di sfiducia. Dal punto di vista politico le possibili soluzioni sono la nomina di un nuovo primo ministro in sostituzione del fratello del presidente o la convocazione di elezioni anticipate rispetto alla scadenza ordinaria del 2025.
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