
A un anno dal ritorno dei talebani a Kabul, il rischio è la catastrofe umanitaria. “Il 19 agosto 2021, quattro giorni dopo l’ingresso trionfale dei talebani a Kabul, il portavoce del movimento, Zabiullah Mujahid, annunciava la ricostituzione dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan”. Parte da qui l’analisi redatta da Claudia Annovi e Tiziano Marino per il Ce.S.I.-Centro Studi Internazionali Centro Studi Internazionali, il think tank presieduto da Andrea Margelletti.
Insorgenza
Dopo due decenni alla guida dell’insorgenza contro i governi succedutisi a Kabul con il sostegno internazionale a guida Usa, i talebani hanno dovuto fare i conti con il controllo e l’amministrazione del Paese. Innanzitutto hanno puntato a eliminare qualsiasi forma di opposizione, militare e civile. Quindi hanno adottato “politiche di matrice confessionale radicale, in violazione dei diritti civili e delle libertà politiche di intere fasce di popolazione, che hanno condannato l’Emirato all’isolamento internazionale”. In un momento di profonda destabilizzazione del contesto internazionale, – notano gli analisti Ce.S.I. – l’Afghanistan si trova ripiegato su sé stesso e in preda a una profonda crisi economica, che rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria.
Daesh
“Qualora il progetto politico dell’Emirato non risultasse più ideologicamente appetibile o economicamente conveniente, le difficoltà dell’esecutivo talebano potrebbero tradursi in un crescente numero di defezioni a vantaggio della branca locale di Daesh”. Dopo la rivelazione dell’ospitalità concessa a Ayman al Zawahiri, numero uno di al-Qaida, eliminato da missili Usa proprio nel centro di Kabul, la la leadership talebana ha perso ulteriormente credibilità agli occhi della Comunità internazionale.
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