
Le due potenze emergenti dell’Asia, Cina e India, impegnate a costruire proprie vie di influenza globale, stanno seguendo strade diverse nella risposta al conflitto Israele-Hamas. Secondo gli analisti i sanguinari attacchi terroristici contro Israele e la dichiarazione di guerra di Gerusalemme al gruppo terrorista islamista palestinese rappresentano un test per le ambizioni diplomatiche di Cina e India.
Moderazione
Al di là del singolare episodio di cronaca dell’accoltellamento di un impiegato dell’ambasciata di Israele a Pechino, la risposta della Cina dopo gli attacchi di Hamas si è limitata a chiedere “moderazione” da entrambe le parti e il ripristino dei colloqui di pace sulla soluzione dei due Stati. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha affermato che Pechino si oppone ad atti che danneggino i civili e violino il diritto internazionale. “La Cina continuerà a lavorare incessantemente per allentare la tensione e per la ripresa dei colloqui di pace”, ha rimarcato. Il ministro degli Esteri, Wang Yi, ha affermato che l’inviato cinese per il Medio Oriente si recherà presto nella regione per lavorare per un cessate il fuoco e la riduzione della tensione.
Saggezza
Il giorno dopo gli attacchi terroristici di Hamas, Yuval Waks, un alto funzionario dell’ambasciata israeliana a Pechino, ha detto che Gerusalemme si aspettava di vedere una “condanna più forte” per Hamas da parte della Cina, che è uno dei principali partner commerciali di Israele. Nei mesi scorsi Pechino aveva mostrato interesse per il Medio Oriente, ponendosi al centro di un accordo per ristabilire i rapporti diplomatici tra Arabia Saudita e Iran. A giugno il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato quello dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas, con l’indicazione di volere “contribuire con la saggezza e la forza cinesi alla risoluzione della questione palestinese”. Secondo l’esperto di relazioni Cina-M.O., Bill Figueroa, sentito dall’agenzia di stampa Reuters, la reticenza di Pechino ad assumere una posizione più forte in quello che si profila come un conflitto cruciale nella regione solleva dubbi sul potenziale ruolo come mediatore di pace.
Sostegno
Diverso e più marcato l’approccio dell’India, che si è esposta con una dichiarazione di forte sostegno a Israele e di condanna degli attacchi terroristici. Nuova Delhi si è avvicinata a Israele negli ultimi anni, attraverso cooperazioni commerciali e di difesa. Il premier Narendra Modi, che ha telefonato al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha dichiarato su X di essere “profondamente scioccato dalla notizia degli attacchi terroristici in Israele. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con le vittime innocenti e le loro famiglie. Siamo solidali con Israele in questo momento difficile”. Il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Arindam Bagchi, ha affermato: “L’India ha sempre sostenuto la ripresa dei negoziati diretti verso la creazione di uno Stato palestinese sovrano, indipendente e vitale che viva entro confini sicuri e riconosciuti, fianco a fianco in pace con Israele”. Modi è stato il primo premier indiano a visitare Israele nel 2017.
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