Terrore a Bruxelles, jihadista spara e uccide due persone nel nome di Allah, “Sono dell’Isis”

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Dopo l’uccisione di un prof in Francia ad opera di un islamico radicalizzato, l’attacco di Hamas a Israele di sabato scorso ha trovato una nuova, sanguinosa emulazione stasera intorno alle 19.30 in Belgio: due persone uccise a colpi di kalashnikov da un uomo che rivendicando la sua appartenenza all’Isis, ha gridato “Allah Akbar” ed ha sparato nel centro della città contro un gruppo di tifosi svedesi che si apprestavano ad andare allo stadio per assistere all’incontro Belgio-Svezia. Ci sarebbe anche una terza vittima oltre a diversi feriti ma non ci sono conferme dalla polizia belga. L’attentato ha gettato nel terrore la capitale europea dove si è scatenata una caccia all’attentatore – finora senza esito – che dopo la sparatoria e il doppio assassinio si è allontanato indisturbato dal quartiere di Molenbeck – tristemente noto perchè da lì venivano gli attentatori del Bataclan – a bordo di uno scooter. L’uomo, un tunisino richiedente asilo in Belgio, se ne è andato ripreso dalle telecamere agli incroci con il fucile mitragliatore in mano diretto allo stadio. Sì allo stadio: lo aveva annunciato lui stesso tramite un video postato su Facebook, dopo aver declinato nome e cognome, l’appartenenza all’Isis e gli obiettivi e le motivazioni del suo gesto, cioè “vendicare i musulmani”, con chiaro riferimento a quello che sta avvenendo a Gaza). Evidentemente l’appello lanciato da Al Qaeda e di Hamas alla “jihad globale” dopo l’attacco di sabato a Israele e durante l’assedio dello stato ebraico alla Striscia (nell’incitamento l’invito a “colpire ovunque” ebrei e occidentali) ha trovato in Europa due jihadisti pronti ad uccidere nel nome di Allah, due presunti lupi solitari, confermando i peggiori timori degli analisti sulle possibilità di una proliferazione di gesti di emulazione dei terroristi di Hamas. In attesa della cattura del terrorista la partita Belgio-Svezia è stata interrotta durante l’intervallo e i 35.000 spettatori sono stati invitati a restare al loro posto sugli spalti.