Vietnam: scandalo miliardario, sotto inchiesta imprenditrice e decine di funzionari. Per il capo del Partito comunista non si ferma campagna anti-corruzione “Fornace ardente”

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Vietnam
(foto dangcongsan.vn)

Scandalo miliardario di corruzione in Vietnam, il Paese del Sud-est asiatico a guida del Partito comunista inseritosi di prepotenza tra le “tigri asiatiche”. Nel 2022 è stata l’economia in più rapida crescita in Asia e multinazionali come Apple, Google e Microsoft hanno spostato lì parti significative delle loro filiere produttive. Molto clamore ha suscitato l’arresto di una un importante promotrice immobiliare e finanziaria, Truong My Lan, 67 anni, presidente del Van Thinh Phat Holdings Group, con forti interessi anche in campo bancario. L’accusa è di appropriazione indebita di quasi 11,4 miliardi di euro, l’equivalente di oltre il 3% del PIL del Paese.

Funzionari

Il ministero della Pubblica sicurezza ha inoltre proposto il rinvio a giudizio di altre 85 persone, tra cui 24 funzionari governativi. La Commissione Affari Interni del Comitato centrale del Partito comunista ha poi raccomandato di aprire indagini su altri 23 funzionari statali, dei quali 12 della Banca centrale del Vietnam. My Lan avrebbe gestito una vasta rete di oltre mille società anche all’estero, che avrebbero ottenuto prestiti per oltre 40 miliardi di euro dalla Saigon Commercial Bank. L’imprenditrice si sarebbe appropriata di circa un terzo dei fondi, attraverso “società fantasma” create da lei, dalla sua famiglia e dai suoi soci. Il nome di My Lan era già finito nei famosi Panama Papers, inchiesta sui traffici di società offshore condotta dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ).

Segretario

Nel 2016 l’attuale segretario del Partito comunista, Nguyen Phu Trong, ha lanciato un’ampia campagna anti-corruzione, denominata “Fornace ardente”, che ha portato tra l’altro al siluramento di un presidente della Repubblica, di un primo ministro e di alcuni ministri. Trong, 79 anni, è stato per un certo periodo sia segretario generale del Partito comunista sia presidente della Repubblica, come Ho Chi Minh, il protagonista della lotta di indipendenza dal regime coloniale della Francia e poi dell’unificazione con il Vietnam del Sud, sostenuto dagli Stati Uniti. Al suo terzo mandato, Trong è nei fatti è il leader più potente del Vietnam degli ultimi decenni e non è escluso che possa candidarsi una quarta volta al prossimo Congresso del Pc, previsto all’inizio del 2026.

Imminenti

Dopo il nuovo mega scandalo, Trong ha affermato che le autorità comuniste “devono condurre la lotta anti-corruzione più rapidamente e in modo più efficiente. Non ci fermeremo qui – ha rimarcato -, ma continueremo a lungo termine”. Secondo il blogger di Vietnam Weekly, Michael Tatarski: “Non c’è dubbio che altri scandali e arresti importanti siano imminenti”. Indiscrezioni indicano che nel mirino ci sarebbe l’ex capo del partito di Ho Chi Minh City, l’ex capitale del Sud Saigon. L’alto funzionario sarebbe vicino a un ex premier, anche lui in odore di inchieste, sconfitto nel 2016 dal moralizzatore Trong nella corsa per la leadership del Partito comunista.

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