Bangladesh: ‘vincere facile’, senza l’opposizione a valanga la premier Hasina. Quarto mandato consecutivo, ma l’affluenza cala al 40%

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Hasina
(foto da account FB Bangladesh Awami League)

‘Vincere facile’, il modello elettorale – sviluppato nel XXI secolo dal russo Vladimir Putin – sembra fare scuola a tutte le latitudini. La premier del Bangladesh, Sheikh Hasina, ha stravinto nelle elezioni di domenica scorsa, senza la partecipazione del principale partito di opposizione. Per Sheikh Hasina è il quarto mandato consecutivo dal 2009, ma era già stata primo ministro una prima volta dal 1996 al 2001. Il suo partito, la Awami League, ha ottenuto una schiacciante maggioranza assoluta sui 300 seggi del Parlamento, il Sangsad. Una quarantina sono andati a cosiddetti ‘indipendenti’ e soltanto una manciata al partito Jatiya, ormai unica formazione di opposizione nel Paese di 170 milioni di abitanti che affaccia sul Golfo del Bengala a est dell’India.

Crollo

Crollo verticale della affluenza alle urne stimata al 40%, anche se molti osservatori parlano di dati taroccati e quindi inferiori, rispetto all’80% delle precedenti elezioni del 2018. La principale forza di opposizione, il Partito nazionalista del Bangladesh (BNP), ha boicottato le elezioni. Chiedeva che fosse un governo provvisorio indipendente a sovrintendere all’appuntamento con le urne. La leader anti-Hasina, Khaleda Zia, è agli arresti domiciliari, con accuse di corruzione che lei sostiene essere false. Suo figlio, Tarique Rahman, presidente ad interim del BNP, è in esilio a Londra. Nel 2018 Rahman è stato condannato all’ergastolo in contumacia per l’attentato del 2004 in cui la premier Hasina rimase ferita e almeno 20 militanti del suo partito uccisi.

Treno

Proprio alla vigilia del voto l’incendio di un treno nella capitale Dacca ha causato la morte di 4 persone. La polizia ha arrestato alcuni militanti del BNP. “Il BNP è un’organizzazione terroristica. Sto facendo del mio meglio per garantire che la democrazia continui in questo paese”, ha detto la premier Hasina dopo essersi recata alle urne. Soldati e altre forze di sicurezza sono stati dispiegati in tutto il Paese per presidiare i seggi elettorali. Il Bangladesh dei lunghi anni di governo Hasina, che gode dell’appoggio della confinante India e ha buoni rapporti con Pechino, presenta un quadro contrastante. Il Paese a maggioranza musulmana, un tempo tra i più poveri del mondo, ha ottenuto un importante successo economico. Ora è una delle economie in più rapida crescita dell’Asia del sud, il reddito pro capite è triplicato negli ultimi dieci anni e la Banca Mondiale stima che più di 25 milioni di persone siano uscite dalla povertà negli ultimi 20 anni. Ma dopo la pandemia e il rallentamento economico globale, il Bangladesh deve fare i conti l’impennata dei prezzi, soprattutto dei prodotti alimentari.

Arrestati

I salari nel settore dell’abbigliamento, che rappresenta l’85% dell’export del secondo produttore mondiale di abbigliamento dopo la Cina, ristagnano e molte fabbriche hanno chiuso i battenti. Human Rights Watch (HRW) stima che quasi 10mila oppositori siano stati arrestati dopo gli incidenti a una manifestazione dell’opposizione il 28 ottobre scorso, con la morte di almeno 16 persone e il ferimento di oltre 5mila. Anche le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali hanno espresso allarme per le violazioni dei diritti umani e la repressione del dissenso. A settembre gli Stati Uniti ha iniziato a imporre restrizioni sui visti ai funzionari del Bangladesh, ritenuti responsabili di indebolire il processo elettorale democratico.

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