Putin in Mongolia ‘sfida’ la Corte Penale Internazionale

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Putin
(foto en.kremlin.ru)

E’ cominciata la visita di Vladimir Putin in Mongolia, una sorta di sfida dello zar del Cremlino alla Corte Penale Internazionale (Cpi) – di cui la Mongolia fa parte – che in teoria, ma solo in teoria, poteva prevedere il suo arresto appena messo piede sul suolo mongolo in base alla sentenza di condanna per crimini di guerra emessa dai giudici dell’Aja nei suoi confronti nel 2023 per la deportazione illegale di migliaia di bambini ucraini.

Come era totalmente prevedibile l’arresto non c’è stato perchè le autorità di Ulan Bator si sono guardate bene dal dar seguito agli obblighi legati alla partecipazione della Mongolia alla Cpi. D’altra parte la Mongolia è un paese stretto tra Cina e Russia e le pressioni di Mosca su Ulan Bator perchè la visita filasse liscia liscia, senza clamorosi ‘incidenti’, devono essere state di un certo peso. E poi – come sottolinea un articolo di eunews – non è la prima volta che un paese membro della Cpi non rispetta i propri obblighi legali. In base al trattato, tutti i 124 Stati membri della Cpi sono tenuti a eseguire il mandato d’arresto, ma dei 49 mandati emessi dall’Aja dal 2002, solo 21 hanno portato a effettive detenzioni e comparizioni in tribunale.

L’Unione europea ha protestato, preoccupata, chiedendo la “piena collaborazione di tutti gli stati contraenti”. Kiev ha lanciato un appello per l’esecuzione del mandato ma ovviamente non è successo niente e la visita si sta svolgendo secondo i piani del Cremlino: una vittoria politica di Putin e uno schiaffo alla Corte Penale Internazionale la cui credibilità è stata pesantemente intaccata dalla mossa del presidente russo e dall’atteggiamento della Mongolia.

Evidentemente i tempi stanno cambiando. E a tutto vantaggio di Putin che solo un anno fa, nell’agosto del 2023, invitato al vertice dei Brics a Pretoria, rinunciò a partecipare fisicamente al summit limitandosi ad una videoconferenza. Era il suo primo viaggio internazionale dopo l’emissione del mandato di cattura e temeva che il Sudafrica, paese membro della Corte Penale Internazionale, potesse decidere di arrestarlo.

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