
Quello che molti temevano si è verificato oggi: l’esercito israeliano ha sparato contro tre postazioni dell’Unifil nel sud del Libano. Nel mirino dell’Idf sono finite la base principale dei caschi blu dell’Onu a Naqura – diecimila soldati di 26 nazioni, mille gli uomini del contingente italiano – e due postazioni italiane. Nessun ferito tra i nostri caschi blu. Feriti invece anche se in modo non grave due soldati indonesiani. Immediata la protesta del governo di Roma che ha convocato l’ambasciatore di Tel Aviv. La premier Meloni ha definito “inammissibile” l’episodio.
I fatti: Israele ha sparato su una delle basi italiane lungo la linea di demarcazione con il Libano aprendo il fuoco contro la base UNP 1-31 sulla collina di Labbune, nell’area di responsabilità del contingente italiano. Dopo che un drone israeliano ha ripetutamente sorvolato la base, un carro armato ha sparato contro una torretta di osservazione che è stata centrata e due caschi blu indonesiani sono precipitati a terra. Alcune telecamere che si trovano negli avamposti italiani di due basi di Unifil sono state distrutte da colpi di armi portatili. Alcuni colpi sono stati diretti contro l’ingresso del bunker dove sono rifugiati i soldati italiani. Nell’attacco sono stati danneggiati i sistemi di comunicazione tra la base e il comando Unifil a Naqura.
Il ministro della Difesa Crosetto, che ha protestato con l’ambasciatore di Israele e anche con il suo omologo israeliano, Gallant, ha detto che non si è trattato “nè di un errore nè di un incidente” ma di atti ostili e reiterati non giustificati da alcuna ragione militare, di qualcosa che “potrebbe costituire un crimine di guerra” e che l’Italia e l’Onu “non prendono ordini da Israele”, in riferimento alle pressioni israeliane per far arretrare il contingente Unifil di 5 chilometri rispetto alle posizioni attuali. Richiesta bocciata. Gli italiani per il momento rimarranno lì. L’Unifil è evidentemente considerato un ostacolo alle operazioni di terra che l’Idf sta conducendo nel sud del Libano. Ma sulla sua permanenza e sul suo posizionamento alla luce di quanto avvenuto oggi ne discuteranno la prossima settimana a Parigi i rappresentanti di Francia, Italia, Spagna e Irlanda, i paesi che più contribuiscono alla missione dei caschi blu in Libano.
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