Trump si insedia e mostra i muscoli: “Fine del declino Usa, oggi inizia una nuova età dell’oro”. Tra gli invitati Musk, Zuckerberg e Bezos

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“Da questo momento il declino dell’America è finito, ora inizia l’età dell’oro. Sono stato salvato da Dio (l’attentato in Pennsylvania, ndr) per rendere di nuovo grande questo paese”. Nella rotonda di Capitol Hill, nelle mani del presidente della Corte suprema, Donald Trump, 78 anni, ha appena giurato come 47/mo presidente degli Stati Uniti: lo ha fatto su due bibbie, quella di Lincoln e quella di sua madre, e ha cominciato con queste parole il suo discorso di insediamento.

Venti minuti a braccio, interrotti da una decina di ovazioni, in cui ha mostrato i muscoli. Per la verità nessuna sorpresa, ma chi pensava che nel discorso di insediamento Trump avrebbe ammorbidito certe sue affermazioni considerate da molti come ‘rodomontate’ elettorali e destinate a ridimensionarsi una volta ottenuta la vittoria nella corsa alla Casa Bianca è rimasto deluso. Il discorso con cui Trump ha inaugurato il suo quadriennio è stato in sintesi un discorso dai toni duri, assolutamente trumpiani, in cui il 47/mo presidente Usa ha ricapitolato, ribadito e se possibile rafforzato i punti del suo programma con l’annuncio di altrettanti decreti di emergenza – sull’immigrazione illegale e sulla promessa di milioni di espulsioni, sul canale di Panama (“Ce lo riprendiamo”) o sul Golfo del Messico che si chiamerà Golfo dell’America, sulla bocciatura del Green Deal o sulle teorie gender (“Da oggi negli Usa solo due generi: maschile e femminile”), sullo stop all’ideologia woke, sui dazi in arrivo, sulla difesa dell’automotive a stelle e strisce ma senza preferenze per le elettriche… – Un’agenda premiata poi dagli elettori e tutta centrata sul magnifico futuro che attenderebbe l’America con lui alla Casa Bianca. Il tutto accompagnato da feroci critiche all’amministrazione Biden, ai “tradimenti” del passato gestito dai democratici cui lui metterà mano per cancellarne gli effetti (perchè il suo – ha assicurato – sarà il “governo del buon senso”).

Durante il discorso all’Inauguration Day Trump aveva accanto tutta la sua famiglia, da Melania a tutti gli altri. In prima fila anche il suo vice, Vance. L’ormai ex-inquilino della Casa Bianca gli stava seduto a fianco, con la moglie Jill, insieme agli altri ex-presidenti ancora in vita ad ascoltare un intervento pervaso da ottimistiche previsioni sul ruolo predominante degli Stati Uniti nel corso del secondo mandato trumpiano. Non poteva mancare un accenno alle due guerre: Trump non è sceso nei dettagli, si è limitato a sottolineare di aver contribuito alla fine dei combattimenti tra Israele e Hamas e di aver in pratica ottenuto il rilascio dei primi ostaggi israeliani, cioè una quasi-pace alla vigilia del suo giuramento. Più cauto è stato sul conflitto tra Russia e Ucraina: ci sta lavorando (ma Putin, che oggi si è detto disposto a dialogare con il nuovo presidente americano, non è stato invitato. Così come Zelensky). Ma quello che sta più a cuore al neo-inquilino della Casa Bianca è l’essere considerato un “pacificatore: lo ha detto chiaramente sottolineando che nel suo precedente mandato gli Usa non hanno partecipato a nessuna guerra (altra stilettata a Biden per la figuraccia dell’Afghanistan). E così sarà per i prossimi quattro anni.

A proposito di inviti all’Inauguration Day c’era Giorgia Meoni, l’unico capo del governo europeo presente nella rotonda di Capitol Hill, non invitate nè Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, nè la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Vicino alla premier italiana Han Zheng, il vice del presidente cinese Xi e il presidente argentino Milei.

Un quadriennio quello di Trump – e lui se ne è detto certo tanto da chiudere così il suo discorso – che vedrà “la bandiera a stelle e strisce piantata su Marte”. Altra ovazione e tutti in piedi.

A queste parole, alle sue spalle, non è riuscito a trattenere l’esultanza Elon Musk (l’uomo di Spacelink, Starlink e X), tra gli invitati all’insediamento insieme a altri due miliardari come Mark Zuckerberg (Meta) e Jeff Bezos (Amazon): i tre uomini più ricchi del mondo come testimoni dell’inizio dell’età dell’oro di marca trumpiana.

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