A Riyad, in Arabia Saudita, è iniziato oggi il disgelo tra Usa e Russia. Data per tanti versi storica. A tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina si sono seduti allo stesso tavolo, con la manifesta intenzione di raggiungere un accordo per fermare la guerra nel cuore dell’Europa che ha fatto decine di migliaia di morti da una parte e dall’altra, il segretario di stato americano, Marco Rubio, e il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov. Una sorta di ‘prova generale’ per il prossimo – ma non ancora definito – incontro al vertice Trump-Putin.
Non ci sono altre sedie a quel tavolo, con buona pace dell’Unione europea e dell’Ucraina, non invitate e per questo irritata la prima e furiosa la seconda. La dimostrazione? L’affanno dei paesi europei per inventare una qualche forma di unità sul nodo ucraino dopo l’inconcludente vertice di Parigi pilotato da Macron e la rabbia del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che da Istanbul, dove è stato ricevuto da Erdogan, ha manifestato tutta la sua contrarietà all’incontro di Riyad sibilando un “parlano di Ucraina senza l’Ucraina…” che la dice tutta. A ulteriore conferma il leader ucraino ha annullato la sua visita proprio a Riyad programmata per domani. Il leader di Kiev ha chiesto colloqui “equi” sulla guerra in Ucraina, con la partecipazione di Ue, Gran Bretagna e Turchia. “L’Ucraina e l’Europa in senso lato – ossia includnendo l’Unione Europea, la Turchia e il Regno Unito – dovrebbero essere coinvolte nelle discussioni e nello sviluppo delle garanzie di sicurezza necessarie con l’America per quanto riguarda il destino della nostra parte del mondo” ha aggiunto Zelesky. Ma per il momento Washington e Mosca non vogliono altri attori sul proscenio. Trump e Putin intendono prima mettersi d’accordo da soli per poi eventualmente aprire gli inviti anche all’Europa.
E’ toccato a Rubio addolcire la pillola ai paesi del Vecchio Continente. “L’Europa ha imposto sanzioni alla Russia e quindi anche l’Europa dovrà sedersi al tavolo dei negoziati sull’Ucraina – ha concesso il capo della diplomazia americana – ma prima di tutto dobbiamo mettere fine a questo conflitto e Trump è l’unico leader al mondo che può riuscirci”. Il segretario di Stato Usa ha poi affermato che “tutte le parti devono fare concessioni per far finire la guerra in Ucraina e risolvere il conflitto in maniera accettabile per tutti”. Duro con il presidente ucraino il ministro degli esteri russo Lavrov: “Lui e tutta la sua squadra – ha detto il capo della diplomazia russa – devono essere portati alla ragione e hanno bisogno di una bacchettata sulle mani”. Quanto ai colloqui con Rubio, giudizio positivo: “La conversazione è stata, credo, molto utile, ci siamo ascoltati a vicenda e ho ragione di credere che la parte americana abbia iniziato a comprendere meglio la nostra posizione”. Da Mosca è intervenuto anche il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo il quale “Putin è pronto ad avere colloqui con Zelensky anche se restano dubbi sulla legittimità di quest’ultimo, considerando che il suo mandato come presidente ucraino è finito nel maggio del 2024 senza elezioni per la legge marziale”. Peskov ha quindi aggiunto che la Russia riconosce il “diritto sovrano dell’Ucraina di aderire all’Ue ma non alla Nato”.
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