
Il presidente della Palestina e capo dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese) – organismo politico di autogoverno palestinese -, Mahmoud Abbas, ha nominato, Hussein al-Sheikh, come primo vicepresidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), considerata la legittima rappresentante del popolo palestinese. La nomina non garantisce per il futuro ad Al-Sheikh la presidenza, ma lo rende il favorito a succedere all’89enne Abbas. Al-Sheikh è ora il principale esponente politico del maggiore partito palestinese Fatah, a lungo guidato da Yasser Arafat. Fatah è il rivale di Hamas, la formazione islamista che governa Gaza, la regione costiera sul Mediterraneo che fa parte con i territori in Cisgiordania dello Stato di Palestina.
Governance postbellica
Se per Hamas a prevalere è l’immagine del terrorismo, su Fatah pesa quella di un movimento chiuso e corrotto, estraneo a una parte della popolazione palestinese. Resta il fatto che le ipotesi di una governance postbellica della Striscia di Gaza, dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, prevedono un ruolo più ampio proprio per l’ANP. Fondata nel 1964, l’OLP ha il potere di negoziare e firmare trattati internazionali per conto del popolo palestinese, mentre l’ANP è responsabile del governo dei territori palestinesi. Abbas è il leader di OLP e ANP dal 2005, dopo la morte di Arafat, il quale nel 1993 riconobbe politicamente lo Stato di Israele come conseguenza degli accordi di Oslo, tappa storica del processo di pace che mirava a risolvere il conflitto arabo-israeliano.
Veterano
Al-Sheikh, 64 anni, è un veterano delle forze di sicurezza di Fatah, si ritiene abbia contatti importanti con gli Stati Uniti. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta ha trascorso più di 10 anni nelle prigioni israeliane. È segretario generale del Comitato esecutivo dell’OLP e capo del dipartimento dei negoziati, un portafoglio diplomaticamente delicato. In un’intervista del 2022 all’Associated Press, ha affermato di non avere altra scelta che collaborare con Israele per aiutare i palestinesi in circostanze difficili. I Paesi occidentali e quelli arabi impegnati a favorire il processo di pace hanno chiesto riforme all’ANP, affinché possa svolgere nuovamente un ruolo nella Striscia di Gaza. Hamas, che non fa parte dell’OLP, dopo aver vinto le ultime elezioni nazionali per il Consiglio legislativo palestinese nel 2006, ha preso militarmente il controllo della Striscia nel 2007 contro le forze di Abbas e i tentativi di riconciliazione tra i rivali sono ripetutamente falliti. Le dure conseguenze della guerra con Israele, con numerosi ostaggi ancora nelle mani di Hamas, hanno visto crescere nelle ultime settimane la protesta popolare aperta contro il gruppo islamista, che governa Gaza con pugno di ferro da quasi 20 anni.
Ostaggi
Durissimo il giudizio su Hamas espresso da Abbas in occasione del recente Consiglio centrale palestinese a Ramallah: “Restituite gli ostaggi, figli di cani, ponete fine alla guerra. La priorità è fermare la guerra di sterminio a Gaza, centinaia di persone vengono uccise ogni giorno. Liberate coloro che trattenete per porre fine a questa storia. Mettete a tacere le scuse di Israele per continuare la sua guerra. Fatela finita”. Hamas, secondo Abbas, deve consegnare le armi all’ANP e dimettersi dal governo di Gaza per evitarne la distruzione. “2.165 famiglie sono state completamente annientate – rimarca il presidente ANP -, oltre due terzi delle case sono state distrutte durante la guerra”. Abbas sottolinea anche con forza che il Consiglio respinge i tentativi di Israele di sradicare gli abitanti di Gaza dalle loro case e lo definisce una “nuova Nakba”, l’esodo della popolazione araba palestinese al termine del mandato britannico e durante la guerra arabo-israeliana del 1948, dopo la fondazione dello Stato di Israele.
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