“Ostaggi a casa in 72 ore, Gaza demilitarizzata e deradicalizzata”: il ‘piano di pace’ di Trump piace a Netanyahu, che lo accetta. Ma non ad Hamas

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Dalla sala stampa della Casa Bianca Donald Trump ha presentato al mondo, con grande enfasi, parlando di “giornata storica”, il suo piano per il cessate il fuoco a Gaza e per la pace in tutto il Medio Oriente, un piano in 20 punti che prevede tra l’altro il rilascio di tutti gli ostaggi – 48 tra vivi e morti – da parte di Hamas “entro 72 ore” e un ritiro graduale dell’esercito israeliano mano a mano che procederà la demilitarizzazione della Striscia, la deposizione delle armi da parte del movimento islamista e la nascita di un nuovo organismo: un comitato chiamato ‘Board of peace’, un’amministrazione civile per Gaza con l’esclusione dell’ANP e la partecipazione invece di leader di altri paesi, di tecnici esperti, degli Usa e dell’ex-premier britannico Tony Blair. Presieduto proprio da Trump. Tra i 20 punti del piano anche la libertà per i palestinesi di decidere se rimanere o meno nella Striscia e la riqualificazione di Gaza a tutto vantaggio dei suoi abitanti che hanno sofferto anche troppo. “Basta sangue, basta morti”. La presentazione del piano è avvenuta alla fine del bilaterale con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha accettato il piano del presidente degli Stati Uniti ringraziandolo e inneggiando all’amicizia indistruttibile tra l’America e lo stato ebraico non senza sottolineare il nodo vero della soluzione proposta dal tycoon: l’atteggiamento e la risposta di Hamas, che, infatti, al momento è negativa. Un portavoce del movimento ha ribadito che Hamas non ha ancora avuto il testo di un piano che appare “tutto spostato a favore di Israele” ed ha commentato la conferenza stampa alla Casa Bianca parlando di “resistenza armata legittima” del movimento islamista in assenza d un riferimento ad uno stato palestinese. Riferimento che in effetti non si ritrova nè nello speech di Trump nè tanto meno in quello di Netanyahu, se non nell’affermazione dell’inquilino della Casa Bianca, condivisa, sulla stupidità di quei paesi che hanno finora riconosciuto la Stato di Palestina. Trump ha detto che intorno al suo piano “c’è il consenso di tutti”, in particolare dei leader dei paesi arabi musulmani. “Manca solo il sì di Hamas – ha detto Trump – e spero che accetti. Altrimenti – il monito – darò tutto il mio sostegno a Netanyahu perchè Israele finisca il suo lavoro”. E Netanyahu ha condiviso e confermato ricordando l’eccidio del 7 Ottobre: “Se Hamas non firma, finiremo il lavoro”.

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