Angola: 50 anni fa l’indipendenza. Il presidente Lourenço, “riconciliazione e sviluppo i successi più grandi”

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(foto account FB Fundação Dr. António Agostinho Neto)

L’11 novembre 1975, cinquant’anni fa, a Luanda il primo presidente dell’Angola, Agostinho Neto, proclamava con la voce rotta dall’emozione l’indipendenza del grande paese dell’Africa meridionale dal giogo coloniale del Portogallo. La guerra d’indipendenza era cominciata all’inizio degli anni Sessanta del secolo passato, guidata dal MPLA (Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola) e dal suo leader Neto poeta, medico e guerrigliero. Ma proprio nel giorno dell’indipendenza altre due formazioni – UNITA e FNLA – sostenute dal Sudafrica allora dominato dall’apartheid, dalla CIA e dal sanguinario dittatore dello Zaire Mobutu, scatenarono una drammatica guerra civile, che devastò per lunghi anni il paese. La pace arrivò soltanto nel 2002.

Ricostruzione

Da allora i due presidenti succeduti a Neto, José Eduardo dos Santos e João Lourenço, hanno lavorato per il consolidamento della pace, la riconciliazione nazionale, la ricostruzione e la crescita economica. Le grandi ricchezze naturali, a partire dalle importanti riserve di petrolio, hanno consentito all’Angola di essere una delle economie più velocemente in crescita del Continente. L’attuale presidente Lourenço ha caratterizzato i suoi due mandati con la lotta alla corruzione e al nepotismo e con un preciso programma di riforma e di diversificazione dell’economia, per superare la dipendenza esclusiva dal petrolio. In una intervista alla CNN in occasione del cinquantenario dell’indipendenza, il presidente Lourenço ha rimarcato: “Il più grande risultato ottenuto in questi 50 anni è stato, senza dubbio, il raggiungimento della pace nell’aprile del 2002. Tutto il resto è arrivato come conseguenza”.

Angola: 50 anni fa l’indipendenza. Il presidente Lourenço, “riconciliazione e sviluppo i successi più grandi”
(foto account FB João Lourenço)

Libertà

Da allora si sono svolte regolarmente le elezioni e, sottolinea il presidente: “Non so se ci siano molti paesi africani e non solo, con altrettanta libertà di espressione e di stampa come in Angola. Anche durante i periodi elettorali, il governo angolano non ha mai interrotto Internet, come a volte accade in alcuni paesi”. Luanda negli ultimi vent’anni ha optato per un’economia di mercato e i risultati, segnala il presidente, “sono buoni e stiamo riuscendo ad attrarre importanti investitori stranieri”. Questo anche in seguito alla decisa campagna contro la corruzione: “Sì, confermo, la lotta alla corruzione è stata più ardua di quanto immaginassi. Dovevamo lasciare che la giustizia facesse il suo lavoro e lo ha fatto”.

Diversificazione

Sulla strada della diversificazione dell’economia, l’Angola mantiene “buoni rapporti e cooperazione economica con diversi paesi”, a cominciare dagli Stati Uniti e dalla Cina”, ma “il mondo – sottolinea il presidente – non riguarda solo queste due grandi potenze”. Netta la volontà di contribuire a migliorare il commercio intra-africano: “Dobbiamo concentrarci soprattutto su investimenti infrastrutturali. Abbiamo bisogno di aeroporti, porti, ferrovie, autostrade che colleghino i vari paesi. Dobbiamo lottare per l’integrazione” del Continente “e non c’è integrazione senza energia, telecomunicazioni e di infrastrutture. Dobbiamo essere in grado di mobilitare l’enorme capitale finanziario che il Continente possiede e che non viene utilizzato”.

Eredità

In vista delle prossime elezioni presidenziali del 2027, il capo dello Stato esclude qualsiasi possibilità di un terzo mandato. Anche quando il MPLA aveva da solo la maggioranza dei due terzi con cui poteva cambiare la Costituzione, spiega Lourenço, e quindi modificare “quell’articolo che mi avrebbe dato la possibilità di svolgere un terzo mandato, non l’abbiamo fatto. Era nostra volontà non farlo. E rispettiamo la Costituzione e la legge”. Tra le eredità che vuole lasciare agli angolani, il presidente sottolinea gli investimenti nel “settore sociale. In particolare, per la sanità dove stiamo realizzando una vera e propria rivoluzione. E poi nelle infrastrutture per combattere la siccità nel sud, come le grandi dighe e i canali per portare alle popolazioni l’acqua del fiume Cunene”. Lourenço ha inoltre ribadito l’impegno dell’Angola per la non discriminazione, ricordando la depenalizzazione delle relazioni omosessuali come una pietra miliare nell’inclusione sociale.

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