Malattie del fegato: alcol e alterazioni dismetaboliche spingono la crescita. Giovani sempre più esposti, tra ‘binge drinking’ e obesità

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(immagine generata con Intelligenza Artificiale ChatGPT)

Obesità, diabete e consumo di alcol stanno ridisegnando la geografia delle malattie del fegato. In Italia la steatosi metabolica interessa circa il 25% della popolazione, mentre oltre 8 milioni di persone consumano alcol con modalità capaci di mettere a rischio la salute. Fenomeni diversi, ma intrecciati, che stanno spingendo la crescita delle malattie epatiche croniche e aumentano il rischio di cirrosi, tumore del fegato e necessità di trapianto. L’allarme è stato lanciato dagli epatologi del 58esimo Annual Meeting dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), a Roma presso il Centro congressi Auditorium della Tecnica.

Stili di vita

“Le malattie del fegato stanno cambiando profondamente e riflettono in modo sempre più evidente la trasformazione degli stili di vita della popolazione – osserva il professor Giacomo Germani, segretario AISF –. Steatosi metabolica e malattia alcol-correlata rappresentano patologie ad alta diffusione e ad alto impatto sociale, che richiedono diagnosi precoce, presa in carico appropriata e un forte investimento in prevenzione”. Il professor Salvatore Petta, ordinario di Gastroenterologia all’Università di Palermo, spiega: “La steatosi metabolica può restare a lungo silente, ma in una quota rilevante di pazienti evolve verso forme più aggressive, con fibrosi, cirrosi e tumore del fegato. Il problema è intercettare precocemente chi ha un rischio reale, oggi abbiamo finalmente strumenti diagnostici non invasivi e nuove prospettive terapeutiche che possono cambiare la storia della malattia”.

Trapianto

Accanto a dieta, attività fisica e controllo del rischio, si affacciano terapie mirate. Il documento di indirizzo clinico AISF segnala che Resmetirom e Semaglutide sono i primi farmaci ad aver dimostrato efficacia istologica. Molto forte resta l’impatto sociale della malattia epatica alcol-correlata. La professoressa Patrizia Burra, ordinario di Gastroenterologia all’Università di Padova, osserva: “Quello che ci preoccupa da tempo è il cambiamento delle modalità di consumo tra i giovani, perché il binge drinking” – il consumo rapido e concentrato di grandi quantità di alcol – e l’uso “inappropriato di alcol possono avere conseguenze non solo familiari, scolastiche e lavorative, ma anche epatiche molto severe”. Uno dei punti più delicati riguarda lo stigma: “Il paziente che ha problemi legati all’alcol – rileva la professoressa Burra – tende spesso a sentirsi giudicato e quindi arriva tardi ai servizi sanitari”. Nei casi di epatite alcolica grave, caratterizzata da una mortalità che può arrivare fino al 60% a sei mesi, il trapianto precoce può rappresentare l’unica possibilità di sopravvivenza, previa una valutazione multidisciplinare molto rigorosa, che coinvolge non solo epatologi e chirurghi dei trapianti, ma anche psicologi, psichiatri e educatori.

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