
L’obesità, riconosciuta come malattia cronica inserita nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), vede il medico di famiglia come punto di riferimento fondamentale nella presa in carico globale e continuativa del paziente. La Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) punta a definire una roadmap condivisa tra istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti. La sfida dell’obesità non può essere affrontata senza una medicina generale “forte, formata e messa nelle condizioni organizzative di esercitare pienamente il proprio ruolo di regista della cronicità. Solo così prevenzione, opportunità terapeutiche e sostenibilità del sistema potranno procedere nella stessa direzione”.
Cronicità
Per Alessandro Rossi, presidente SIMG, l’obesità “va governata come tutte le altre cronicità e il medico di medicina generale deve assumere un ruolo di regia nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella presa in carico continuativa. L’approccio esclusivamente specialistico rischia di essere meno efficace e meno efficiente se non inserito in un percorso coordinato dal territorio. L’obesità, infatti, è spesso associata ad altre condizioni come disturbi respiratori, alterazioni del sonno, diabete, ipertensione, che richiedono una gestione integrata e personalizzata nel tempo”.
Molecole
Gerardo Medea, responsabile ricerca di SIMG, spiega: “Il paziente con obesità raramente presenta un solo problema. Servono la personalizzazione degli interventi, l’avvio e il monitoraggio delle nuove terapie farmacologiche, il supporto agli stili di vita e la lotta allo stigma, aspetti che trovano nel medico di famiglia il riferimento naturale. L’arrivo di nuove molecole ad elevata efficacia terapeutica rappresenta un’opportunità importante, ma richiede continuità assistenziale, monitoraggio nel tempo e un inquadramento all’interno di un percorso strutturato di cura”.
Stigma
In Italia, secondo i dati più recenti dell’Italian Barometer Obesity Report 2025, l’11,8% della popolazione adulta vive con obesità, mentre oltre un terzo degli adulti è in sovrappeso. Preoccupano anche i numeri pediatrici: circa il 19% dei bambini tra 8 e 9 anni è in sovrappeso e quasi il 10% è obeso. Si tratta di una patologia complessa e multifattoriale, associata a oltre 200 complicanze cliniche, tra cui diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, tumori e disturbi muscolo-scheletrici. Una condizione che impatta non solo sulla salute individuale, ma sulla sostenibilità dell’intero Servizio sanitario nazionale. Fondamentale è anche la lotta allo stigma, al discredito sociale. L’obesità non può essere ridotta a una questione di volontà individuale, ma deve essere riconosciuta come una patologia influenzata da determinanti biologici, ambientali e sociali. Ridurre lo stigma significa favorire l’accesso alle cure, migliorare l’aderenza terapeutica e rafforzare l’alleanza medico-paziente.
Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.
Imposta in20righe come fonte preferita