
Non si fermano in Bulgaria le proteste contro il governo del premier, Boyko Borisov. In migliaia sono scesi in piazza nella capitale Sofia e in altre città per dire no alla corruzione e sostenere il presidente della Repubblica, Rumen Radev. In settimana alcuni ministri della coalizione nazionalista-conservatrice al potere da maggio 2017 si sono dimessi, ma le manifestazioni sono continuate. “Via la mafia” è lo slogan che accomuna i dimostranti e denuncia la corruzione e i collegamenti del governo con gli oligarchi, che gestiscono parte rilevante del budget nazionale e dei fondi europei.
Scontro istituzionale
I primi cortei si erano avuti lo scorso 7 luglio, quando si era sparsa la voce dell’irruzione di agenti armati negli uffici della presidenza della Repubblica. Alla perquisizione sono seguiti gli arresti di alcuni collaboratori di Radev. Un’azione giudiziaria guidata dal procuratore capo, Ivan Geshev, uomo che muoverebbe le leve della giustizia sulla base dei desiderata di Borisov. Il pesante scontro istituzionale tra premier e presidente si svolge sullo sfondo dell’epidemia di Covid, con numeri in ripresa nelle ultime settimane, e di una grave situazione economica, con il Pil in calo quest’anno di almeno il 7 punti. Radev ha chiesto ai cittadini di continuare la loro battaglia per cacciare la “mafia” dall’esecutivo e dall’ufficio del procuratore.
Potere
“La trasformazione del governo in una struttura di tipo mafioso – ha detto in un discorso televisivo al paese – ha spinto i bulgari amanti della libertà e indipendentemente dalle loro affiliazioni politiche a chiedere il rispetto della legge”. Radev, in carica dal 2017, venne eletto a larga maggioranza con il sostegno del Partito socialista, principale forza di opposizione. Ma nelle successive elezioni anticipate il partito Gerb di Borisov, collegato al Partito popolare europeo, riuscì a mantenere il potere grazie all’alleanza con la formazione di estrema destra euroscettica, Patrioti Uniti e ai rapporti con l’opaco mondo degli oligarchi. Uomo simbolo di questa realtà il monopolista dei media, Delyan Peevski, strettamente legato a Borisov.
Elezioni
Un rapporto del 2019 del Center for the Study of Democracy di Sofia afferma che su almeno il 35% dei contratti di appalto pubblico pesano pratiche di malaffare. Una rete di potere e di corruzione capace anche di tenere sotto controllo il sistema giudiziario del Paese. Al momento il premier resiste e la sua coalizione appare in grado di superare il voto parlamentare di sfiducia richiesto dall’opposizione socialista previsto per la prossima settimana. In assenza di dimissioni anticipate del governo, nuove elezioni politiche sono in calendario per la primavera del prossimo anno.
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