Piccole imprese: Cna, una su quattro teme di chiudere nel 2021

0
(foto di 水 陆 da Pixabay)

Una piccola impresa su quattro teme di chiudere nel 2021, se l’attuale stato di difficoltà dovesse protrarsi. È quanto emerge da un’indagine condotta dal Centro studi Cna su un campione di 2.800 PMI, dal titolo “Pensare a un futuro senza Covid. Le aspettative delle imprese per il 2021”. Il 74,1% delle imprese coinvolte nell’indagine immagina che la caduta del Pil tricolore registrata nel 2020 possa essere recuperata solo parzialmente quest’anno. Il 23,1%, invece, è ottimista e crede che l’Italia sia in grado di riconquistare rapidamente i livelli pre-Covid. I comparti che il confinamento ha fermato (costruzioni) o ha rallentato in maniera sensibile (dal turismo ai servizi per la persona) propendono per una visione negativa.

Dopo Covid

Più ottimisti in genere quanti operano in aree come i servizi per le imprese, caratterizzati dall’offerta immateriale e con ampie possibilità di azione da remoto. A fronte di un 32,9% di imprese che nel 2021 ritiene di poter crescere (l’8,7% presume addirittura un incremento sui risultati pre-Covid), si erge un blocco 67,1% di chi resta scarsamente o per nulla fiducioso nel breve periodo. Il 40,1% delle imprese ritiene che nel 2021 non tornerà ai livelli precedenti. E il 27% ha paura di dover cessare l’attività nei prossimi mesi. La palma dell’ottimismo – secondo Cna – va al comparto edilizio: il 46,5% è orientato favorevolmente, anche grazie alle speranze riposte nel Superbonus e nelle altre agevolazioni. I settori nei quali sono più accentuati i timori di chiusura sono il turismo (43,5% del totale), il trasporto (33,3%) e i servizi per la persona (31,7%), comparti dove tre quarti e più delle imprese hanno subito danni economici gravissimi.

Investimenti

In ogni caso quasi quattro imprese su cinque (il 78,7%) ritengono che il governo debba garantire un adeguato sostegno, percentuale che supera il 90% nei servizi per le persone e sfiora tale percentuale nel turismo. Tra le altre priorità indicate da almeno una impresa su tre ci sono gli investimenti in ricerca e istruzione, un massiccio piano di infrastrutturazione materiale e immateriale, il sostegno al reddito dei lavoratori. Il 36,4% delle imprese che hanno partecipato all’indagine ritiene si debba proseguire nella strada scelta dal governo di diversificazione delle zone a seconda della gravità della situazione sanitaria. Il 35,6% ritiene che le ragioni dell’economia siano prioritarie e debbano essere evitati nuovi lockdown. Il 28%, infine, chiede che l’Italia proceda nel solco degli altri Paesi europei, con l’obiettivo di mantenere invariata la posizione competitiva nazionale.

Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.

Imposta in20righe come fonte preferita

Exit mobile version