Dazi: paradosso Trump, annuncia nuove gabelle e accusa anche l’Unione europea di utilizzare il ‘lavoro forzato’

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Dazi
(foto PxHere)

Nuova trovata di Trump per giustificare la guerra commerciale globale, disgregatrice dell’economia assieme agli esiti delle guerre volute dal tycoon. Gli Stati Uniti imporranno dazi doganali ai loro partner commerciali, Europa in testa, per ricorso al “lavoro forzato”. Incredibile, ma vero. Proprio quando si sa bene che la legislazione del lavoro è decisamente più stringente e protettiva in Europa rispetto agli Stati Uniti. Il modello europeo (regolato dall’Unione Europea e dalle norme dei singoli Stati) privilegia la stabilità dell’impiego e i diritti collettivi, mentre quello statunitense punta in modo prioritario sulla flessibilità di mercato.

Benessere

Con una notevole dose di faccia tosta l’amministrazione di Washington ha introdotto nuove tariffe per decine di partner commerciali degli Stati Uniti richiamando quella che definisce una scarsa applicazione dei divieti sul “lavoro forzato”. I dazi sono entrati in vigore in concomitanza con la scadenza di una tassa temporanea del 10% sulle merci estere introdotta all’inizio dell’anno. Le nuove imposte variano dal 10% al 12,5% e hanno un impatto sulle principali economie dall’Unione Europea alla Cina, dal Canada al Regno Unito, all’India. Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, con una discreta faccia tosta ha rilevato: “L’azione odierna darà inizio alla correzione di quella che è sia una violazione dei diritti umani sia una pratica commerciale distorsiva, al fine di migliorare il benessere dei lavoratori ovunque”.

Sorpresa

La nuova ondata di dazi globali rappresenta l’ultimo tentativo di Trump di confermare la sua scelta sui dazi dazi doganali generalizzati, nonostante le decisioni contrarie della Corte Suprema degli Stati Uniti. Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri , ha definito la mossa di Trump “una sorpresa negativa. Se si confrontano le nostre leggi sul lavoro con quelle degli Stati Uniti – ha notato -, noi abbiamo ferie pagate e ottime condizioni di lavoro per i nostri dipendenti. Quindi, non è un problema reale”. Poi ha aggiunto: “Avevamo un accordo con gli USA e lo abbiamo rispettato, abbiamo mantenuto la nostra parte dell’accordo”. Secca anche la risposta di Pechino da sempre contraria a qualsiasi forma di tariffa unilaterale: “In Cina – ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning – non esiste il cosiddetto lavoro forzato e ci opponiamo all’utilizzo di questo pretesto per manipolazioni politiche”.

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