Spiagge a gara dal 2024. Anche Salvini dice sì ma poi chiede modifiche. La Meloni lo attacca e Letta pure

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(foto Pixabay License)

Alla fine Mario Draghi ha ottenuto quello che voleva, cioè l’unanimità del Consiglio dei ministri sulle spiagge.

Per tener fede alla direttiva Bolkenstein ed evitare una procedura di infrazione da parte di Bruxelles, ormai alle porte, il governo ha deciso che tutte le concessioni balneari, anche quelle di durata decennale e pluridecennale, andranno a gara dal primo gennaio 2024 ma si terrà conto degli investimenti fatti dagli attuali concessionari e nello stesso tempo si troverà il modo di migliorare il servizio e mitigare il ‘caro-ombrellone’ col quale fanno i conti gli italiani ogni estate.

La decisione rientra nell’ambito della riforma della concorrenza che l’Ue e Draghi considerano essenziale al fine dell’elargizione dei miliardi del Pnrr. Sulla misura, che ha provocato immediatamente la protesta dei gestori degli stabilimenti balneari (“Svenduti all’Europa, siamo a rischio chiusura”), in Cdm si sono detti tutti d’accordo.

Anche i ministri della Lega hanno detto sì, seguendo le indicazioni di Salvini che si è però affrettato, subito dopo la riunione di governo, a chiedere modifiche al provvedimento in Parlamento, una mossa che gli ha procurato gli attacchi sia del segretario dem Enrico Letta, alleato nella maggioranza, sia quelli di Giorgia Meloni, sua alleata di centrodestra ma all’opposizione e ormai indicata dai sondaggi come primo partito nelle intenzioni di voto degli italiani. Il leader del Pd ha definito l’atteggiamento di Salvini come un “inammissibile doppiogiochismo”; la Meloni se l’è presa con il leader della Lega e suo alleato nel centrodestra per non aver saputo difendere gli interessi dei gestori degli stabilimenti balneari, come ha fatto FdI, cioè quelli di un settore che occupa decine di migliaia di lavoratori ora a rischio licenziamento.

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