
Per la prima volta dopo un mese di guerra la fiammella della speranza si è accesa sulla crisi Ucraina.
I negoziati tra le delegazioni russa e ucraina a Istanbul, presente anche l’oligarca Roman Abramovich e con Erdogan nelle vesti del padrone di casa in pressing per uno stop alla guerra, si sono conclusi con qualche segnale positivo.
E’ appena una fiammella ancora circondata da scetticismi vari, soprattutto da parte di americani ed europei. Non è ancora un cessate il fuoco – si continua a combattere in tutto il paese e Putin anche oggi ha ribadito che “Mariupol si deve arrendere”- e meno che meno un accordo di pace tra Mosca e Kiev ma qualche punto fermo che lascia sperare in un’intesa anche se non a breve si è registrato.
Tre in particolare: !) la neutralità dell’Ucraina, voluta da Putin e accettata in linea di principio da Zelensky, che metterebbe in un cassetto la richiesta di adesione alla Nato, vero casus belli; 2) la non opposizione invece di Mosca ad un Ucraina nell’Unione europea, in quanto considerata come una legittima aspirazione di Kiev; 3) il fatto che la Russia stia iniziando, o abbia già iniziato, a ritirare le sue truppe dalle parti di Kiev allentando così la morsa sulla capitale, il che secondo gli analisti evidenzierebbe un importante cambio di strategia e non una mossa tattica a breve termine.
A margine dei negoziati che potrebbero proseguire anche domani fonti russe hanno affermato che Mosca ha ricevuto “proposte scritte” da Kiev che garantirebbero la sua neutralità e la sua denuclearizzazione. Da parte loro gli ucraini hanno spiegato che non vogliono entrare nell’Alleanza atlantica ma in Europa sì. E che si aspettano che i paesi “garanti” della sicurezza dell’Ucraina forniscano uomini, armi e cieli chiusi. Per quanto riguarda lo status di Crimea e Donbass questo “sarà oggetto di trattative ad hoc”, ha riferito il capo negoziatore ucraino Podolyak suggerendo trattative separate sulla Crimea e il porto di Sebastopoli “che dovranno concludersi entro 15 anni”. Va da sè che Mosca invece (per quanto riguarda evidentemente Crimea e Donbass) vuole ottenere il “riconoscimento delle attuali realtà territoriali”.
La sintesi della giornata l’ha voluta trarre, guardando al bicchiere mezzo pieno, il ministro degli esteri turco Cavusoglu: “Oggi è stato raggiunto il più significativo progresso nei negoziati”. Per i russi però c’è ancora tanto cammino da fare “per arrivare a un accordo di pace accettabile sia per la Russia sia per l’Ucraina”. Il capo della delegazione russa alle trattative, Vladimir Medinsky, ha detto che Mosca “ha fatto passi da gigante verso la pace, e si aspetta un progresso reciproco dall’Ucraina”. In giornata, nel primo pomeriggio, un’ora di videoconferenza sulla crisi Ucraina tra il presidente Usa Joe Biden (che non ha ritirato le sue dure parole contro Putin) e i maggiori leader europei: Macron (che aveva appena parlato con Putin), Scholz, Draghi e Johnson.
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