
Il “gas per la libertà” di Biden al posto di quello russo. Sembra la quadratura del cerchio, ma nel Vecchio Continente il fracking – la fratturazione idraulica – con cui si produce questo combustibile fossile è vietata. E non è soltanto questa la causa dei malumori degli ambientalisti…
Accordo
Al recente Consiglio europeo di Bruxelles, il presidente USA e Ursula von der Leyen per la UE hanno annunciato un accordo sul gas per ridurre la dipendenza dall’energia russa. Per gli attivisti del clima contrari ai combustibili fossili, si tratta di un cambio di vettura in corsa, ma alla fine il risultato sarà lo stesso: l’abisso ambientale. “Questo accordo – dice all’emittente DW Murray Worthy, della ONG Global Witness – mette UE e Stati Uniti su una strada sbagliata e pericolosa. Costruire nuovi terminali per il gas liquefatto vuole dire legarci alle importazioni di combustibile fossile per gli anni a venire. Proprio quando l’UE doveva invece abbandonare definitivamente questa fonte devastante per il clima”.
Miliardi
Nelle previsioni arriveranno in Europa 15 miliardi extra di metri cubi di gas naturale liquefatto (GNL), proveniente dal fracking idraulico negli Stati Uniti. Il tutto senza garantire la piena sicurezza energetica, poiché rappresentano soltanto un terzo del gas che la sola Germania ha importato dalla Russia nel 2022. Al contrario, minaccerebbero invece direttamente gli obiettivi climatici a lungo termine dell’UE. Emissioni di CO2 per almeno altri 20 anni, che andranno a sommarsi al peccato originale del fracking, che comprende tra l’altro l’uso di sostanze chimiche che contaminano le acque sotterranee. La rinnovata disponibilità di combustibili fossili per fronteggiare l’emergenza della guerra in Ucraina sarà un disincentivo alla decarbonizzazione nella UE. Ciò metterà seriamente a rischio la possibilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, come previsto dagli accordi internazionali.
GNL
L’impatto climatico del GNL viaggia lungo tutta la sua filiera: dall’estrazione al trasporto, dalla liquefazione alla rigassificazione. In ogni caso, il flusso di GNL – anche da Qatar ed Emirati Arabi Uniti – difficilmente compenserà le carenze di energia russa e la costruzione delle infrastrutture, come i terminal di rigassificazione, richiederà dai due ai tre anni. “La dipendenza dai combustibili fossili – afferma Worthy – è musica per le orecchie di despoti e guerrafondai di tutto il mondo. Questo schema energetico li avvantaggia. Se l’Europa vuole davvero abbandonare la dipendenza dalla Russia, l’unica vera opzione è eliminare il gas del tutto”.
Rinnovabili
Una posizione che trova riscontro nelle parole di Agostino Re Rebaudengo, presidente Elettricità Futura, l’associazione di Confindustria che c oltre 500 imprese rappresenta il 70% del mercato elettrico italiano. “Ridurre del 20% l’import gas in 3 anni è un target fattibile per l’industria e le associazioni ambientaliste”. Occorre che il governo avvii “azioni straordinarie di semplificazione della burocrazia, per attuare la nostra proposta di installare 60 GW di nuove rinnovabili” proprio in 3 anni. Si tratta di un piano che “mette d’accordo anche le principali associazioni ambientaliste, come Legambiente e Greenpeace Italia“. Attuando azioni “coraggiose e agili”, secondo Re Rebaudengo, è addirittura possibile annullare la dipendenza dal gas russo. “È necessario – spiega – nominare un Commissario straordinario per l’emergenza energetica. Possiamo uscire da questa grave crisi con le stesse modalità con cui abbiamo gestito la pandemia e la ricostruzione del Ponte Morandi”.
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