Consiglio Onu diritti umani, Russia out (ma Pechino la difende). Cremlino ammette “perdite significative”

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(foto profilo FB Мілітарний)

La Russia è fuori dall’organismo delle Nazioni Unite per la difesa dei diritti umani in base ad una risoluzione che è diretta conseguenza delle atrocità attribuite al suo esercito a Bucha.

La risoluzione per sospendere la Russia dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite è stata approvata con 93 voti a favore, 24 contrari e 58 astenuti. Per il via libera serviva la maggioranza dei due terzi dei Paesi votanti – quota raggiunta – le astensioni non contano. Dall’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio, l’Assemblea Generale Onu aveva già adottato altre due risoluzioni promosse dagli occidentali: una denuncia Mosca per l’aggressione (ha ottenuto 141 voti a favore), l’altra è sulla situazione umanitaria (140 i sì). Il Consiglio di sicurezza, invece, bloccato dal veto della Russia che è membro permanente, non ha potuto finora esprimere alcuna condanna dell’invasione.

Ma la ‘sconfitta’ politica di Mosca in questa votazione è stata mitigata dal voto contrario espresso dalla Cina, che ha difeso “fermamente” la Russia. E dal numero di voti contrari – cioè contro la sospensione – sensibilmente superiore a quello registrato a favore di Mosca nelle altre due votazioni. L’India invece si è astenuta, come il Brasile.

“Decisione illegale” ha commentato subito il Cremlino annunciando che la Russia si opporrà con tutti i mezzi legali a sua disposizione alla sospensione deliberata oggi al Palazzo di Vetro.

“Il dialogo e il negoziato sono l’unica via per uscire dalla crisi in Ucraina. Ci opponiamo fermamente alla politicizzazione delle questioni relative ai diritti umani” ha detto l’ambasciatore cinese all’Onu, Zhang Jun. “Questa risoluzione non è stata redatta in modo aperto e trasparente” ha aggiunto sottolineando che la mossa “aggrava le divisioni tra gli Stati membri, aggiunge benzina al fuoco, e non aiuta i colloqui di pace”. Di diverso avviso naturalmente gli Usa: “Un Paese che viola continuamente i diritti non può sedere in un organo che ha come compito la tutela dei diritti. Oggi con l’espulsione della Russia dal Consiglio dell’Onu per i diritti umani è stato corretto un torto” ha dichiarato il segretario di Stato americano, Antony Blinken, al termine della riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Bruxelles. Una riunione cui ha partecipato anche il ministro degli esteri ucraino Kuleba che all’Alleanza atlantica ha chiesto tre cose: “Armi, armi, armi”.

Nella dichiarazione in cui critica la decisione dell’Onu il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha ammesso che la Russia ha subito “perdite significative” nel corso dell'”operazione militare speciale” in corso in Ucraina, pur senza fornire cifre precise (ieri fonti ucraine hanno parlato di 18.000 morti tra le forze d’invasione, ndr). Peskov ne ha parlato come “una tragedia” tuttavia ha negato che l’operazione di Mosca non stia andando secondo i piani, definendo il ripiegamento dalla regione di Kiev come “un gesto di buona volontà” fatto per favorire i negoziati. Ha poi ribadito tutte le accuse ai “nazionalisti ucraini” sui crimini di guerra e uso di “civili come scudi umani”. Infine, a proposito di crimini di guerra, ha escluso che Vladimir Putin possa essere “mai” processato da una corte internazionale.

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