Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), per 2030 si stima raddoppio pazienti. Nuove iniziative di assistenza e ricerca

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MICI
(foto Alicia Harper da Pixabay)

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali–MICI sono destinate a diventare sempre più diffuse in Italia, con la stima di un raddoppio entro il 2030, rispetto agli attuali 250mila pazienti. Ministero della Salute, Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease (IG-IBD) e l’associazione di pazienti AMICI Onlus sono protagonisti del “Tavolo tecnico” costituito poco meno di un anno fa. Obiettivo dare impulso a nuove iniziative di ricerca scientifica e di politica sanitaria sulle MICI, ovvero la malattia di Crohn e la colite ulcerosa.

Giovanile

Si è sempre trattato di patologie tipiche dell’età giovanile, con un picco di esordio nella fascia tra i 15 e i 30 anni. Ma gli scenari cambiano, con l’invecchiamento progressivo della popolazione colpita. In questo nuovo contesto epidemiologico, “sarà fondamentale – afferma il professor Flavio Caprioli, segretario IG-IBD – garantire un trattamento omogeneo dei pazienti. Il progresso scientifico degli ultimi anni ha messo a disposizione dei clinici strumenti straordinari. Nuovi farmaci biologici, nuove piccole molecole, e recentemente farmaci biobetter, biosimilari” con importanti caratteristiche migliorative”. Inoltre, sarà fondamentale implementare anche nelle MICI le innovazioni tecnologiche in linea con il PNRR, come la telemedicina e la medicina digitale.

Giornata

La recente Giornata mondiale delle MICI, lo scorso 19 maggio, ha fornito l’occasione per fare il punto sulla futura gestione di queste patologie. Con il Tavolo tecnico, ha ricordato il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, si punta ad “avere anzitutto una fotografia aggiornata dell’impatto di queste malattie sul nostro Servizio sanitario e poter così definire le migliori strategie possibili per l’assistenza, la prevenzione, la ricerca”. Si tratta di un gruppo di patologie che hanno un pesante impatto sulla qualità della vita dei pazienti e sui sistemi assistenziali. Una realtà evidenziata da Giuseppe Coppolino, presidente AMICI Onlus: “Anzitutto, occorre ribadire l’importanza della diagnosi precoce, partendo da campagne di sensibilizzazione”.

Registro

Si tratta di patologie ancora poco conosciute, per cui diventa decisiva la formazione dei pediatri e dei medici di medicina generale. In linea generale la distribuzione territoriale dei centri specializzati è buona, ma esistono ancora aree in cui l’offerta di assistenza non è omogenea. “Il nostro auspicio – ha rimarcato Coppolino – è che il Registro Nazionale delle MICI diventi presto operativo. Così come confidiamo in un imminente aggiornamento dei LEA”, i livelli essenziali di assistenza.

Da casa

Decisivo poi permettere ai pazienti MICI di poter studiare e lavorare, consentendo nei momenti di riacutizzazione di farlo da casa senza subire penalizzazioni. Il professor Alessandro Armuzzi, coordinatore del Tavolo, ha confermato l’impegno “al superamento dei blocchi che hanno rallentato il Registro delle MICI. Fondamentale per poter disporre di dati reali per valutare adeguate politiche sanitarie e gli indirizzi verso cui strutturare la ricerca scientifica”.

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