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mercoledì, 1 Febbraio 2023

Rinnovabili, in 5 anni raddoppiati gli investimenti globali

 Che le energie rinnovabili siano il futuro è ormai chiaro, la crisi energetica che stiamo vivendo ha evidenziato ancora di più i limiti di un approvvigionamento delocalizzato in Paesi non sempre affidabili. A dirlo sono anche i numeri della finanza. A partire dai 35 trilioni di dollari investiti a livello globale nel 2020: il 35% degli investimenti mondiali – secondo il dato di Ernst&Young – sono andati allo sviluppo delle rinnovabili. Una cifra raddoppiata in soli 5 anni.

La terza e ultima giornata di ZeroEmssion2022, la Fiera internazionale sulle energie rinnovabili che si è svolta dal 12 al 14 ottobre a Fiera di Roma, ha messo al centro dei dibattiti l’interesse del mercato finanziario verso investimenti di energia green. “Rinnovabili e finanza: quali modelli” è uno dei talk che si sono svolti durante la giornata. A introdurre il tema finanziario è il responsabile scientifico di ZeroEmission2022 Luca Pardi, docente di Diritto amministrativo all’Università di Salerno, che ricorda i 5 miliardi di euro messi a disposizione da BlackRock, la più grande società di investimento nel mondo, per un fondo interamente rivolto a investimenti sulle energie rinnovabili, con particolare attenzione all’industria dell’eolico e del solare. 

Riccardo Giovannini, Responsabile Sustainability Italia Ernst&Young, pone l’attenzione anche sui criteri di valutazione ESG – environment, social, governance – che misurano in modo preciso e sulla base di parametri standardizzati le performance ambientali, sociali e di governance di un’azienda. Uno strumento fondamentale per gli stakeholders finanziari ma che potrebbe rivelarsi uno tsunami per migliaia di aziende italiane ed europee che non sono ancora in grado di rispettare gli adempimenti imposti dalle normative in materie. La nuova Direttiva europea, Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD , che entrerà in vigore nelle prossime settimane, obbligherà 49 mila aziende europee, di cui 6 mila italiane, alla rendicontazione finanziaria secondo gli standard ESG. Ad oggi sono 11.600 le aziende in Europa, che forniscono la documentazione, solo 200 in Italia. Un bel balzo in avanti verso la riduzione degli impatti ambientali, ma che potrebbe rivelarsi un boomerang per piccole medie imprese non ancora pronte al cambiamento. 

Altro tema affrontato durante la giornata, quello dello stoccaggio dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, considerata una delle più importanti frontiere tecnologiche per la decarbonizzazione. Durante il convegno “Può lo storage delle rinnovabili assumere il ruolo della generazione a gas?”, Marcello Capra, delegato Nazionale Strategic Energy Technology Plan europeo sulla ricerca e innovazione energetica del MiTE ha ricordato che servono 95 GW di storage entro il 2030. Ci sono grossi investimenti nel settore, solo all’interno della Ricerca di Sistema – l’attività di ricerca e sviluppo finanziata dal pubblico per l’innovazione in campo elettrico – sono stati messi a disposizione 20 milioni di euro per lo stoccaggio. I benefici sono a vantaggio di tutti, in primis delle aziende. “Dal gas non usciamo subito – ha spiegato Luigi Mazzocchi, direttore sistemi energetici RSE – ma fare nuovi impianti per la generazione a gas è inutile, ne abbiamo a sufficienza. Occorre ragionare sulle diverse possibilità per stoccare energia prodotta dalle rinnovabili: non solo gli accumuli ‘tradizionali’ ma anche sistemi di conservazione dell’energia diffusi, a cominciare dalle auto elettriche, vere e proprie batterie su ruota. Ma occorre accelerare la ricerca, soprattutto sui materiali”.

 

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