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mercoledì, 1 Febbraio 2023

Il Giappone era il futuro. Ora vive nel passato e la popolazione è a rischio estinzione

In Giappone le case sono come le automobili. Non appena ti trasferisci, la tua nuova casa vale meno di quanto l’hai pagata e dopo che hai finito di estinguere il mutuo in 40 anni, non vale quasi nulla. E’ la terza economia più grande del mondo (nel 2030 lo sarà l’India). È un paese pacifico e prospero con la più lunga aspettativa di vita sul Pianeta. Il più basso tasso di omicidi, pochi conflitti politici e lo Shinkansen, la migliore rete ferroviaria ad alta velocità del mondo. L’America e l’Europa una volta temevano il colosso economico giapponese più o meno allo stesso modo in cui temono oggi la crescente potenza economica della Cina. Il Giappone che il mondo si aspettava non è mai arrivato. Alla fine degli anni ’80, i giapponesi erano più ricchi degli americani. Ora guadagnano meno dei britannici. Per decenni lo Stato insulare dell’Asia orientale ha lottato con un’economia fiacca, frenata da una profonda resistenza al cambiamento e da un ostinato attaccamento al passato. Ora, la sua popolazione sta invecchiando e diminuendo. Un articolo scritto sul sito della BBC da un cronista rientrato in patria dipinge un quadro preoccupante e malinconico dell’arcipelago giapponese.

Il Giappone è bloccato nel passato

Il futuro era a Tokyo. “Quando sono arrivato in Giappone per la prima volta nel 1993, non sono state le strade illuminate al neon di Ginza e Shinjuku a colpirmi, né la sfrenata moda ‘Ganguro’ delle ragazze ‘Harajuku’”, ha detto Rupert Wingfield-Hayes, corrispondente a Tokyo per la BBC. “Piuttosto mi sentivo ricco in Giappone rispetto a qualsiasi altro posto in cui ero stato in Asia. Tokyo era una città squisitamente ordinata e pulita. Hong Kong invece era rumorosa, puzzolente, la città degli estremi. Dalle sfarzose ville sul Victoria Peak alle fabbriche buie all’estremità nord di Kowloon. A Taipei, le strade si affollavano al suono di motorini a due tempi che vomitavano fumo acre. La città era immersa in una coltre di smog così densa che spesso si vedevano appena due isolati. Se Hong Kong e Taipei erano gli adolescenti chiassosi dell’Asia, il Giappone era l’adulto. Sì, Tokyo era una giungla di cemento, ma davvero ben curata. Di fronte al Palazzo Imperiale di Tokyo, lo skyline era dominato dalle torri di vetro dei titani aziendali del paese: Mitsubishi, Mitsui, Hitachi, Sony. Da New York a Sydney, genitori ambiziosi imploravano la loro prole di ‘imparare il giapponese’. Come oggi si fa con la lingua cinese”.

I giapponesi lo chiamano ‘Baburu Jidai’ o l’era della bolla

Il Giappone era emerso dalla distruzione della seconda guerra mondiale e aveva conquistato i mercati globali con un sistema produttivo possente. Provocando un boom immobiliare in cui le persone hanno comprato tutto ciò su cui potevano mettere le mani, anche appezzamenti forestali. A metà degli anni ’80,  si diceva che i terreni del palazzo imperiale di Tokyo valessero quanto tutta la California. Poi nel 1991 scoppiò la bolla. I giapponesi lo chiamano ‘Baburu Jidai’ o l’era della bolla. Il mercato azionario di Tokyo è crollato. I prezzi degli immobili sono scesi a picco. Devono ancora riprendersi. I proprietari di ettari di foresta ancora pensano di poter vendere a 20 dollari al metro quadro. Ma ora i terreni ne valgono solo 2 di dollari. I gloriosi anni ’70 non ritorneranno tanto facilmente. Anzi oggi lo Stato Nipponico detiene il più grande debito pubblico al mondo. La popolazione sta invecchiando, il tasso di natalità è molto basso e la gente non può andare in pensione a causa delle spese sanitarie troppo alte. Intanto il Giappone sembra ancora il Giappone e non una riproduzione dell’America. È per questo che il mondo è così entusiasta di tutto ciò che è giapponese. Tokyo ospita ristoranti superlativi. Il Giappone è senza dubbio una superpotenza soft-power ed è un paese affascinante anche per le sue stranezze. Ha mantenuto il patriarcato ed è riuscito a diventare moderno senza abbandonare l’antico. Il moderno però non sfonda, è solo una patina che ingloba tutto. 

Il Covid e il rischio estinzione

Quando il Covid ha colpito, il Giappone ha chiuso i suoi confini. Anche i residenti stranieri permanenti non hanno avuto il permesso di rientrare. Tutti coloro che avevano case e imprese nel Paese asiatico sono stati trattati alla stregua dei turisti. Senza tutele. Perché il Giappone rimane timoroso e chiuso verso il resto del mondo. Adesso, grazie a questa estrema chiusura, anche gli spiriti rischiano di rimanere senza cura. La cura delle anime dopo la morte in Giappone è una cosa seria. Ma molte cittadine sono a rischio estinzione. Anche quelle a due ore di macchina da Tokyo. Nonostante la situazione sempre più preoccupante il Paese non vuole aprirsi all’esterno. I ‘vecchi’ – ormai troppi – sono scettici e non credono che gli stranieri potrebbero ambientarsi e adattarsi al loro modo di vivere. Preferiscono estinguersi. Un terzo dei giapponesi ha più di 60 anni, il che rende il Giappone la patria della popolazione più anziana del mondo, dopo il minuscolo Principato di Monaco. L’arcipelago sta registrando meno nascite che mai. Entro il 2050, potrebbe perdere un quinto della sua attuale popolazione. Eppure la sua ostilità nei confronti dell’immigrazione non ha vacillato. Solo il 3% circa della popolazione giapponese è nata all’estero, rispetto al 15% nel Regno Unito. Questo è quello che succede a un paese che rifiuta l’immigrazione come soluzione al calo della fertilità. I salari reali non crescono qui da 30 anni. I redditi in Corea del Sud e Taiwan hanno raggiunto e persino superato il Giappone. I vecchi sono ancora al comando. E rinnegano il cambiamento a causa di una rigida gerarchia che determina chi detiene le leve del potere. I Samurai che a fine ‘800 consegnarono le loro spade, si tagliarono i capelli, indossarono abiti occidentali e marciarono nei ministeri di Tokyo, oggi sono ancora lì. Il Giappone, per non svanire, dovrà abbracciare il cambiamento ma allora non sarà più il vecchio e caro stravagante Paese con tutte le sue autoctone stranezze che lo rendono così speciale.

Oriana Mariotti
Oriana Mariotti
Giornalista pubblicista dal 1997. Esperta di comunicazione a 360° ha partecipato alla nascita di Virgilio.it (Matrix), ex manager Gruppo Fiat e Gruppo L’Espresso. Laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Roma LUMSA.

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