Cospito, il governo non scende a patti con gli insurrezionalisti. Proseliti della violenza, gli “informali” sono più vicini a hooligan e black bloc che all’anarchia storica

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Insurrezionalisti
(foto Clker-Free-Vector-Images da Pixabay)

Vorrebbero liberare il loro capo, Alfredo Cospito, all’ergastolo con il 41-bis a suon di bombe, moltov e attentati vari. Si definiscono Federazione anarchica informale (FAI), ma con l’anarchismo tradizionale hanno ben poco a che fare, Anche se anno copiato la storica sigla FAI, che in Italia richiama i nomi di Bakunin, Kropotkin e Errico Malatesta.

Azione

Gli insurrezionalisti prospettano un modello di lotta armata basato sull’azione diretta di singoli e di gruppi. Una macedonia di violenza e nichilismo, condita con l’aggressività di hooligan, black bloc e punkabbestia. Una sottocultura giovanile diffusa nel nostro Paese, in Grecia, nel nord Europa e in America latina. Ora gli occhi di tutte queste cellule dal forte potenziale terroristico sono puntate sulla vicenda Cospito, il “leader” da oltre cento giorni in sciopero della fame, recluso nel super-carcere di Sassari. Ai primi di marzo la Cassazione si occuperà della sua vicenda, ma per ora resta al regime duro, come i boss della mafia.

Gambizzato

Ultracinquantenne, originario di Pescara, Cospito è stato condannato prima per aver gambizzato nel 2012 l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, e poi per una trappola esplosiva fatta brillare alla Scuola allievi carabinieri di Fossano. L’accusa è stata di “strage politica”, ovvero con lo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato, che comporta la pena dell’ergastolo. Gli insurrezionalisti si sono fatti sentire con mobilitazioni dure: presidi, missive di minaccia, assalti, lanci di moltov, scontri con le forze dell’ordine. Ma soprattutto attentati contro sedi istituzionali e rappresentanze diplomatiche italiane all’estero.

Fermezza

In attesa di decisioni da parte della magistratura, il governo ha scelto la via della fermezza. Una nota di Palazzo Chigi rimarca: “Lo Stato non scende a patti con chi minaccia”. E poi si rileva: “Gli attentati compiuti contro la nostra diplomazia ad Atene, Barcellona e Berlino, come pure quello di Torino, le violenze di piazza a Roma e Trento, i proiettili indirizzati al direttore del Tirreno e al procuratore generale Francesco Saluzzo, la molotov contro un commissariato di Polizia: azioni del genere non intimidiranno le istituzioni. Tanto meno se l’obiettivo è quello di far allentare il regime detentivo più duro per i responsabili di atti terroristici”.

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