Oppio: Myanmar primo produttore mondiale, papaveri e guerriglia. Crollo per l’Afghanistan, dopo stop dei talebani a coltivazione

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Myanmar
(Foto UNODC)

Il Myanmar è oggi il primo produttore mondiale di oppio. Secondo i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga (UNODC), ha superato l’Afghanistan, dove i talebani al potere hanno imposto il divieto alla produzione. Il Paese del sud-est asiatico, devastato dalla dittatura militare e da una brutale guerra civile, ha conquistato il poco invidiabile titolo di più grande produttore a livello globale della sostanza raccolta dai fiori di papavero, base da cui vengono prodotte morfina ed eroina.

Tonnellate

In Afghanistan lo stop imposto dai talebani, ha portato a un calo del 95% nella coltivazione del papavero da oppio. Si stima che quest’anno siano state prodotte 330 tonnellate di oppio, rispetto alle 1.080 tonnellate del Myanmar, dove l’incremento annuo è stato del 36%. Nell’ex Birmania la quantità stimata di terreno utilizzato per coltivare il papavero è aumentata in un anno del 18%, fino a 47.100 ettari. Una superficie che si avvicina al picco storico di 58mila ettari del 2013. In crescita anche la resa delle coltivazioni in oppio, salita del 16% arrivando a 22,9 chilogrammi per ettaro. Ciò, secondo gli esperti UNODC, grazie a “mezzi di coltivazione sempre più sofisticati e a investimenti in sistemi di irrigazione e fertilizzanti”.

Triangolo d’oro

Secondo il rapporto “la coltivazione del papavero da oppio nel sud-est asiatico è strettamente legata alla povertà, alla mancanza di servizi governativi, ad ambiti macroeconomici difficili, all’instabilità e all’insicurezza”. UNODC segnala che il prezzo medio pagato ai coltivatori è aumentato del 27%, a circa 355 dollari al chilogrammo. Gli agricoltori birmani hanno guadagnato così circa il 75% in più rispetto all’anno precedente. Il responsabile regionale UNODC, Jeremy Douglas, segala la situazione nello Stato Shan, nel nord-est del Myanmar. La regione fa parte del tristemente noto “Triangolo d’oro”, il cuore della produzione dell’oppio, nel crocevia tra Myanmar, Laos e Thailandia.

Aung San Suu Kyi

In Myanmar è in corso una guerra civile in risposta al colpo di stato militare del 2021. Gruppi politici e minoranze etniche sono alleati contro i generali nel governo di unità nazionale (NUG), che attualmente controllerebbe circa il 60% del Paese. Il NUG riconosce il ruolo della storica avversaria dei militari, la premio Nobel ed ex premier, Aung San Suu Kyi. Le forze militari della giunta, che hanno effettuato sanguinose repressioni e bombardamenti indiscriminati, hanno però il controllo dei principali centri abitati del Paese. A marzo scorso, l’ONU ha stimato che dal colpo di stato sono 1,6 milioni gli sfollati interni e 17,6 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria. L’espansione della coltivazione dell’oppio sta alimentando un’economia illecita che si allarga a livello regionale a tutta l’area del Mekong. Al traffico di droga, si sommano riciclaggio di denaro e attività criminali online, tra cui casinò e operazioni di cyber-truffa. Queste ultime attività, coordinate da potenti organizzazioni criminali, sfruttano il lavoro di decine di migliaia di persone tenute in condizioni di quasi schiavitù.

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