
Intesa a Budapest tra il premier ungherese Viktor Orban e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che si sono promessi a vicenda di stabilire “legami più profondi”. Probabilmente il principe Eugenio di Savoia, generale e stratega degli Asburgo nella cacciata dell’Impero ottomano dall’Ungheria e dall’Europa centrale all’inizio del XVIII secolo, si rivolterà nella tomba. Ma la real politik può questo e altro. Isolato nell’Unione Europea e nella Nato, per le sue pulsioni autocratiche e filo putiniane, Orban cerca conforto nell’uomo forte di Ankara, altra spina nel fianco dell’Alleanza atlantica.
Osservatore
Orban è arrivato a inserire l’Ungheria come osservatore nell’Organizzazione degli Stati turchi (OTS), di cui fanno parte Turchia, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, e Uzbekistan. I due leader giocano pesante, perché sanno che né la Nato né l’UE possono permettersi di perdere due Paesi strategicamente importanti. Così da un lato tengono sulle spine l’Ucraina, negandole gli aiuti, e intralciano le sanzioni alla Russia e dall’altro lato fanno ostruzionismo sull’adesione alla Nato della Finlandia e ancora bloccano quella della Svezia. Ufficialmente Erdogan ha revocato il suo veto, ma l’ingresso di Stoccolma nell’Alleanza tanto temuto da Mosca resta nel limbo. Orban ha detto che la ratifica della candidatura svedese non è “urgente” e che comunque la sua approvazione è soltanto un “tecnicismo”.
Rasoio
Erdogan tiene sul filo del rasoio la Nato, perché Stoccolma coprirebbe rifugiati curdi accusati di terrorismo. A Orban non piace che nella UE la Svezia faccia le pulci all’Ungheria sul rispetto dello stato di diritto. Non può quindi stupire che Budapest e Ankara abbiano firmato una dichiarazione di “partenariato strategico avanzato”. Quella di Erdogan è la seconda visita negli ultimi quattro mesi nella capitale ungherese. “Desideriamo rafforzare ulteriormente i nostri legami in settori quali la difesa e l’energia, nei quali abbiamo già una fruttuosa cooperazione”, ha detto il presidente turco. Recentemente le Forze di Difesa di Budapest hanno acquistato veicoli blindati turchi, mentre non vengono nascoste le attività di oligarchi vicini a Erdogan nei settori dell’immobiliare e dell’energia solare ungherese.
Cavallo
Orban ha regalato a Erdogan un cavallo ungherese di razza Nonius e ha ricevuto in dono una Togg, il suv elettrico di fabbricazione turca di cui il capo di Ankara va fiero. Su X, il premier ungherese ha scritto: “Il miglior affare che abbia mai fatto! Per un cavallo ne ho ottenuti 435″… Poi ai giornalisti ha rimarcato: l’Ungheria “sta cercando partner con cui possiamo vincere. Il grande piano è che turchi e ungheresi vincano insieme nel XXI secolo”. Unico neo in questa passione travolgente la guerra di Gaza. L’Ungheria alle Nazioni Unite non ha votato le risoluzioni che chiedevano a Israele una pausa nelle ostilità, mentre Erdogan è all’attacco contro lo Stato ebraico e ha lanciato un appello agli Stati Uniti, perché ritirino il loro “sostegno incondizionato a Israele”.
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