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lunedì, 27 Maggio 2024

Senegal: vittoria a sorpresa del candidato anti-corruzione Faye. Fino a pochi giorni fa in carcere come oppositore, ora presidente con il 54% dei voti

Il candidato dell’opposizione al presidente uscente Macky Sall, il 44enne Bassirou Diomaye Faye, appena scarcerato, diventerà il prossimo presidente del Senegal. La Commissione elettorale del ha informato che Faye ha ottenuto quasi il 54% dei voti, con il 90% delle schede scrutinate. Distaccato il candidato della coalizione di governo, Amadou Ba, che si è fermato al 36,2% dei voti. L’uscente Macky Sall, non ricandidabile per un terzo mandato, si è congratulato con Faye: “Rendo omaggio al regolare svolgimento delle elezioni presidenziali e mi congratulo con il vincitore, il signor Bassirou Diomaye Faye. È la vittoria della democrazia senegalese”.

Emergente

Il voto di domenica è stato pacifico e con un’alta affluenza alle urne. Dopo la conferma della vittoria di Faye una folla si è riversata per le strade della capitale Dakar e ha festeggiato suonando i clacson e con musica ad alto volume. Faye è una figura politica relativamente poco conosciuta al di fuori del suo partito, il PASTEF (Patriotes africains du Sénégal pour le travail, l’éthique et la fraternité) fondato nel 2014 da Ousmane Sonko e sciolto dal governo nel luglio 2023. Sonko era il politico emergente più popolare del Paese dell’Africa Occidentale, popolare per la sua linea anti-corruzione e con sfumature anti-francesi. Parigi è l’ex potenza coloniale in Senegal.

Democrazia

Una sentenza “politica” a due anni di carcere, aveva però precluso a Sonko la possibilità di essere candidato. In questo quadro nasce la candidatura di Faye, in carcere anche lui per “diffamazione” verso i magistrati che hanno giudicato Sonko, ma candidabile perché ancora non processato. Negli ultimi giorni della campagna elettorale proprio Sonko, rilasciato dal carcere il 16 marzo, ha invitato i suoi sostenitori a eleggere Faye. I punti chiave del programma di Faye sono stati la necessità di combattere la corruzione e di proteggere l’economia del Senegal dall’influenza delle potenze straniere. Le elezioni erano arrivate dopo le forti proteste popolari contro il tentativo del presidente Sall di rinviare il voto. In un’area contrassegnata dai ripetuti golpe, come in Mali, Niger e Burkina Faso, il Senegal si segnala come isola di democrazia.

Panafricanismo

L’elezione di Faye segna il quarto trasferimento di potere democratico da quando il Senegal ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1960. Di origini rurali, due mogli, Faye soprannominato “Mr Clean”, viene definito uomo “metodico” e “modesto”. Ora dovrà mettersi al lavoro per attuare le riforme radicali che ha promesso. Tra l’altro il neo-presidente intende abbandonare l’attuale valuta, il franco CFA, ancorata all’euro e definire nuovi accordi su gas, petrolio, pesca e difesa per servire meglio il popolo senegalese. Anche la creazione di posti di lavoro per la numerosa popolazione giovane del Paese è una delle priorità chiave. Faye e per Sonko sono sostenitori di sinistra del panafricanismo e hanno come punto di riferimento ideologico lo storico senegalese Cheikh Anta Diop, morto nel 1986, precursore dell’afrocentrismo.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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