Nell’epoca della comunicazione social ne ascoltiamo di tutti i colori, ma l’arcobaleno è coperto dal fango sparso dal ventilatore

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(foto Lizzy Honey da pexels.com)

Profumi e balocchi cantava Nilla Pizzi. Oggi quelle note potrebbero accompagnare titoli e titoloni, social e socialoni che si esercitano quotidianamente su polemiche costruite ad arte dal nulla, su casi fatti passare per eclatanti e in realtà soltanto minutaglie, che un tempo avrebbero fatto difficoltà a trovare spazio in un trafiletto di cronaca paesana. Altro che mettere al bando TikTok, in Italia andrebbe messa la bando l’intera comunicazione spazzatura che funesta il Paese.

Ammasso

Chi non ha portato il cervello all’ammasso ne ha le tasche piene, ma è totalmente impotente di fronte alla slavina. E allora, ecco la risibile la denuncia per il “furto”, che sarebbe stata perpetrato da un compassato parlamentare di 74 anni. L’assurda pochade anti-taccheggio messa in scena dai vigilantes del duty free di uno scalo romano, diventa uno scoop artificiale da prima pagina ‘siliconata’ alla moda. Una boccetta da poche decine di euro, diventa una preziosa essenza ‘intascata’ – mal gliene incolse – da un cacicco o presunto tale. E allora, via al pettegolezzo e sicuramente della boccetta se ne parlerà scrollando qui e là, quasi fosse un nuovo “scandalo Profumo”, quello vero che negli anni Sessanta travolse un segretario di Stato britannico per la guerra.

Pandoro

Dal profumo al pandoro. Sembra che i consumatori un po’ grulli, ma sicuramente dal cuore generoso, che avevano pagato qualche spiccio in più in beneficenza per il dolce griffato da una nota influencer, potranno richiedere indietro le loro monetine. Un risarcimento che non cambierà la vita a nessuno, ma farà avere qualche lampo di notorietà ai difensori dei caritatevoli golosi. Con una class action, costoro potranno richiedere di essere rimborsati di 5 euro e 69 centesimi, di sicuro da spendere immediatamente per procurarsi un’altra griffe. Mentre nelle università di mezzo mondo si inneggia con slogan sanguinari al terrorismo: “Siamo tutti Hamas” e “10, 100, mille 7 ottobre”, si trova il tempo per il solito chiacchiericcio su di un nuovo accidente in RAI. Un conduttore, nel corso di una trasmissione sul Medio Oriente, chiede a una senatrice ospite: “Lei è ebrea”?. Apriti cielo, un nuovo caso Scurati, ma all’opposto. Si finisce nel tritacarne per un quesito, forse intempestivo, espresso per rendere chiaro il clima, questo sì davvero pauroso, che una volta di più nella storia dell’umanità vede l’ebreo come il male, da eliminare.

Cicerone e Totò

Mala tempora currunt, per dirla con Cicerone. Senza dimenticare la seconda parte della citazione attribuita al celebre filosofo e politico dell’Antica Roma, “sed peiora parantur”, “ma se ne preparano di peggiori”… Un indizio? Da decenni i parenti della povera Emanuela Orlandi cercano invano la verità sulla quindicenne scomparsa a Roma nel giugno 1983. Di volta in volta e senza esito sono stati chiamati in causa il Vaticano, il terrorismo internazionale, i servizi segreti, la Banda della Magliana… Adesso secondo l’ennesima lettera anonima, a tirare le fila del ‘complotto’ potrebbero essere i gesuiti. Ci sarebbe soltanto da ridere, ma porre nel mirino la Compagnia di Gesù ai tempi si Papa Francesco mette in moto gli animi bizzarri. E allora ecco la richiesta – con un sillogismo alla “Amici miei” o alla “Febbre da cavallo -: siccome è la prima volta che viene fatto riferimento esplicito alla Compagnia di Gesù, gli inquirenti vadano a verificare. “Abbondandis in abbondandum” direbbe Totò. Ma si sa, al peggio non c’è mai fine.

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