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martedì, 23 Luglio 2024

Niger e Benin ai ferri corti sull’export di petrolio. Arresti e accuse di spionaggio legati all’oleodotto più lungo d’Africa costruito dai cinesi

Il Niger accusa il Benin di aver sequestrato cinque dirigenti della compagnia petrolifera nigerino-cinese, Wapco Niger, tra cui il vicedirettore generale. Secondo il Benin i fermati sarebbero entrati illegalmente nel delicato terminal petrolifero del porto di Sèmè, pochi chilometri a est della capitale Cotonou. L’installazione comprende il tratto conclusivo dell’oleodotto Niger-Benin, che attraversa i due Paesi dell’Africa occidentale e che con i suoi quasi 2mila chilometri è il più lungo dell’Africa.

Pipeline

Il Niger, senza sbocco sul mare, fa affidamento sul porto Sèmè per esportare il suo greggio. La pipeline è stata realizzata dai cinesi e collega i giacimenti petroliferi vicino all’oasi desertica di Agadem in Niger all’Oceano Atlantico. Wapco Niger è una filiale della China National Petroleum Corporation, la compagnia petrolifera statale cinese. Proprio la mediazione di Pechino aveva consentito a maggio il primo carico di petrolio nigerino al terminal offshore di Sèmè. Ora gli arresti dei cinque nigerini hanno bloccato tutto e allontanato la definizione di una soluzione a lungo termine che garantisca l’export del greggio.

Falsi

Secondo il Benin, i nigerini erano entrati illegalmente nel porto, utilizzando badge falsi. Le autorità parlano di “agenti della giunta del Niger”, con implicazioni di spionaggio e di pianificazione di minacce per la sicurezza nazionale. Accuse nettamente respinte dal ministro del Petrolio del Niger, Mahamane Moustapha Barke. L’oleodotto avrebbe quintuplicato le esportazioni totali di petrolio del Niger, portandole a 110.000 barili di petrolio al giorno, con potenziali ricavi di circa 3 miliardi di dollari all’anno, pari a circa il 15% del PIL di uno dei Paesi più poveri del Continente. Secondo il sito African Energy, il Benin dal canto suo incasserebbe almeno 31 milioni di dollari all’anno dalle royalty per il transito del petrolio.

Golpe

Le tensioni tra Benin e Niger sono aumentate dopo il colpo di stato a Niamey del luglio 2023, che ha portato la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) a imporre sanzioni al Niger, revocate parzialmente soltanto nel marzo scorso. La nuova giunta militare nigerina ha rotto i rapporti tradizionali con la Francia e ha espulso le truppe di Parigi presenti sul suo territorio per combattere il terrorismo jihadista. Ufficialmente proprio per evitare la circolazione di gruppi armati islamisti, i militari di Niamey hanno deciso di chiudere la frontiera terrestre con il Benin. La cosa non piace ovviamente a Cotonu e mantiene difficili i rapporti tra i due Paesi. Niger, Mali e Burkina Faso, tutti Paesi dell’area guidati da giunte militari in seguito a golpe anti-occidentali, hanno dato vita alla fine del 2023 allAlleanza degli Stati del Sahel e si sono avvicinati a Mosca. Il problema è che i tre Paesi non hanno sbocco al mare, per cui le loro esportazioni e importazioni devono inevitabilmente passare attraverso i Paesi vicini che aderiscono all’ECOWAS. Una vera e propria sciarada diplomatica che la Cina, forte della sua presenza economica nell’area, vorrebbe dipanare.







Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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