
Vittoria elettorale schiacciante dell’opposizione a Mauritius, il Paese insulare dell’Oceano Indiano a 550 chilometri a est del Madagascar. Con le sue spiagge candide, la barriera corallina e il mare color smeraldo è una destinazione ricca di suggestioni, nota in Italia soprattutto per le lune di miele. Mauritius è una democrazia stabile, con elezioni libere e regolari, rispetto dei diritti umani e per questo attrae ingenti investimenti dall’estero. Negli ultimi tempi si parla anche di interesse della Cina per un’economia attiva nel settore finanziario offshore e nel turismo, agricoltura e tessile.
Laburista
Mauritius ha uno dei più alti PIL pro-capite d’Africa, con una popolazione di circa un milione e 300mila abitanti, al 70% di origine indiana. Ottenne l’indipendenza dal Regno Unito nel 1968. Secondo i risultati delle elezioni svoltesi il 10 novembre, con un’alta affluenza alle urne a circa l’80%, la coalizione di opposizione Alliance du Changement (ADC), guidata dal neo premier Navin Ramgoolam, ha fatto il pieno di voti. Ramgoolam, 77 anni, leader del Partito laburista e figlio del protagonista dell’indipendenza dell’isola, torna in carica dopo dieci anni. Folla nelle strade della capitale Port Louis con bandiere nazionali, balli e canti per festeggiare la vittoria.
Chagos
Il neo premier ha arringato i sostenitori: “Il tribunale popolare ha emesso il suo verdetto, una nuova Mauritius si è risvegliata. Lavorerò per realizzare il programma elettorale, per porre fine all’aumento del costo della vita, per sconfiggere nepotismo, corruzione e repressione”. Nonostante la robusta crescita economica, proprio l’inflazione ha penalizzato il premier uscente Jugnauth. Ignorato il successo ottenuto con l’accordo con la Gran Bretagna per la restituzione alla sovranità mauriziana delle Isole Chagos, oltre a un forte contributo dagli Stati Uniti per il mantenimento della strategica base militare di Diego Garcia. Molto negativo per Jugnauth il tentativo di bloccare i social media durante la campagna elettorale, per cercare di distogliere l’attenzione da uno scandalo di intercettazioni telefoniche. Divieto immediatamente revocato in seguito alle proteste popolari.
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