Laos: quelle morti misteriose tra i ragazzi dei viaggi zaino in spalla a Vang Vieng, la città dell’avventura. Nel mirino gli alcolici al metanolo

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Laos
(foto di Seng Lam Ho da pexels.com)

Morti misteriose e per qualcuno vera e propria strage tra i giovani occidentali che percorrono zaino in spalla il Sud-est asiatico. In pochi giorni nel mese di novembre nella zona di Vang Vieng, la città del Laos popolare tra gli escursionisti in cerca d’avventura, sono morti sei turisti stranieri, a causa di quello che si ritiene sia stato un avvelenamento di massa da metanolo. Due australiani, due ragazze danesi, un americano e una britannica tutti tra i 18 e i 30 anni sono deceduti, ma almeno una dozzina sono rimasti intossicati. Il pronto ricovero in terapia intensiva in ospedali della vicina Thailandia, non è stato sufficiente a salvare le giovani vite.

Backpacker

Per i ragazzi con lo zaino in spalla, i backpacker, provenienti da Usa, Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Paesi scandinavi si tratta di solito del primo grande viaggio della vita alla scoperta del mondo. Un percorso di crescita e di conoscenza, che coinvolge migliaia di giovani attratti dal fascino di viaggiare nel Sud-Est asiatico, dove il cibo è gustoso, le persone sono amichevoli e i paesaggi mozzafiato. Un’avventura conosciuta come “Banana Pancake Trail” tra Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam. Vang Vieng a quattro ore di autobus dalla capitale laotiana Vientiane e tappa obbligata prima di dirigersi verso gli antichi templi di Luang Prabang. È la mecca del wild tubing, il lasciarsi trasportare dalla corrente del fiume Nam Song a bordo di camere d’aria, con inclusi abbondanti shot di alcolici e birre.

CIA

Negli anni della guerra del Vietnam, Vang Vieng era una base aerea di Air America, la compagnia per passeggeri e merci segretamente posseduta e gestita dalla CIA. Progressivamente è diventata una città orientata alle esigenze dei backpacker, con ostelli, ristorantini, internet cafè, agenzie turistiche e bar, che offrono la laotiana Beer Lao o il tradizionale whisky di riso Lao-Lao, ma anche ogni tipo di superalcolici artigianali o meno e non mancano marijuana e funghi allucinogeni. Nel suo libro “Another Quiet American”, lo scrittore statunitense Brett Dakin dopo due anni trascorsi i Laos, ha scritto: “Ogni volta che una giovane australiana passeggia per strada in bikini, un americano barbuto fuma uno spinello sulla terrazza di una guesthouse o un gruppo di coreani esce ubriaco da un ristorante, ciò mina sempre un po’ di più l’essenza di una città come Vang Vieng”.

Autorità

Le autorità di Vientiane dopo vari incidenti, anche mortali, hanno cercato di aumentare gli standard di sicurezza e di puntare sull’ecoturismo. “In realtà – ha confermato un diplomatico occidentale alla BBC – molto è cambiato nell’ultimo decennio, ma per i giovani viaggiatori non è comunque facile rendersi conto che il Laos è ancora un Paese molto povero con normative e standard di sicurezza bassi”. L’happy hour resta un appuntamento fisso giornaliero e nel Sud-Est asiatico i produttori di alcolici a basso costo spesso non riducono correttamente il livello di metanolo, Secondo Medici Senza Frontiere (MSF) ogni anno nella regione si registrano migliaia di incidenti, eppure tra i turisti la consapevolezza del problema dell’alcol tossico è scarsa. Il governo del Laos ha espresso il proprio cordoglio per la morte di turisti stranieri e ha avviato un’indagine sugli incidenti per “assicurare i responsabili alla giustizia”. Il Dipartimento di Stato USA, ma anche Australia e il Regno Unito, ha emesso un’allerta sanitaria per quanti viaggiano in Laos. Il traffico di turisti non sembra in ogni caso diminuito e se ci fossero defezioni tra gli occidentali, i visitatori in arrivo da Giappone, Cina e Corea del Sud sembrano pronti a compensare qualunque calo.

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