
I ribelli islamisti hanno preso alla fine anche Damasco e senza incontrare la minima resistenza. La capitale siriana è caduta e Bashar al Assad è fuggito a Mosca, sfruttando l’asilo politico offerto da Vladimir Putin a lui e alla sua famiglia: il minimo che lo zar del Cremlino potesse offrire al suo alleato mediorientale in rotta rovinosa non avendo potuto assicurargli un aiuto militare in grado di respingere l’attacco dei ribelli islamisti. Aiuto che ad Assad non è potuto arrivare neanche da Teheran, l’altro alleato, tramite gli Hezbollah falcidiati da Israele. Un crollo rovinoso, definitivo per Assad, uno smacco politico non da poco per Putin (d’altra parte la guerra in Ucraina impedisce a Mosca di distogliere da quel fronte forze da inviare in Medio oriente).
Il precipitare degli eventi ha contrassegnato per molti versi come come ‘storica’ la giornata di oggi in Siria perchè la sconfitta e la fuga del dittatore Assad ridisegnano la mappa geopolitica del Medioriente. Con l’aiuto della Turchia, al termine di una fulminante avanzata durata dieci giorni, i ribelli anti-Assad, in gran parte ex-miliziani di Al Qaeda, dopo intensi combattimenti hanno raggiunto e occupato la capitale siriana, ultimo baluardo del paese e di un regime cinquantennale che è crollato fragorosamente e sorprendentemente sotto i colpi dei ribelli (Hayat Tahrir al-Sham, il nome del gruppo più consistente e agguerrito) guidati da Abu Mohammed al-Jolani. Appena messo piede a Damasco al-Jolani si è inginocchiato per baciare terra ed ha parlato di “vittoria della nazione islamica” sia alla Cnn sia alla Bbc. “Non c’è spazio per tornare indietro, il futuro è nostro” ha aggiunto promettendo ai siriani e al mondo una “transizione pacifica”. Quanto a questa promessa si vedrà, intanto a Damasco è stato imposto il coprifuoco. In giornata spari in diverse zone della città, scene di giubilo, statue di Hafez Assad, il padre di Bashar, abbattute, assalti ad ambasciate straniere. Di Mosca e Teheran si è detto. Israele segue con attenzione e apprensione gli sviluppi. L’Unione europea esprime soddisfazione per la fuga di Assad. E gli Usa? Per Biden il dittatore va punito. Per Trump gli Stati Uniti “non devono impicciarsi” delle vicende siriane. Il presidente eletto lo ha fatto capire chiaramente a alleati e interlocutori incontrati ieri sera a Parigi all’inaugurazione della Notre Dame restaurata.
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