Francia: Macron, non mi dimetto. Presto un nuovo primo ministro. Estrema destra ed estrema sinistra unite in un fronte “antirepubblicano”

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Macron
(foto ©Sarah Steck/ Présidence de la République da account Facebook Élysée–Présidence de la République française)

Emmanuel Macron non si dimette e nei prossimi giorni nominerà un nuovo primo ministro. In dieci minuti di un vibrante discorso televisivo, il presidente francese ha confermato: “La mia responsabilità consiste nel garantire la continuità dello Stato, il buon funzionamento delle nostre istituzioni, l’indipendenza del nostro Paese e la protezione di tutti voi. Incaricherò il nuovo primo ministro di formare un governo di interesse generale, che rappresenti tutte le forze politiche di un arco di governo disposte a parteciparvi o che, almeno, si impegnino a non sfiduciarlo”.

Disordine

Macron ha rimarcato: “So che alcune persone sono tentate di incolparmi per questa situazione. È molto più comodo”. In realtà “l’estrema destra e l’estrema sinistra si sono unite in un fronte antirepubblicano”. Marine Le Pen ha “scelto il disordine” e con Mélenchon “pensano solo a una cosa: alle elezioni presidenziali. A prepararle, a provocarle, ad affrettarle”. Ma questa soluzione Macron la esclude e allora la Francia si trova di fronte a un territorio inesplorato, in un periodo di rara incertezza politica e di bilancio. Come un boomerang la pressione, dopo la sfiducia al governo di Michel Barnier, è tornata su Emmanuel Macron. A giugno scorso il presidente aveva cercato di sparigliare sciogliendo l’Assemblea nazionale, ma il risultato delle elezioni politiche ha messo il gioco nelle mani dell’estrema destra del Rassemblement national di Marine Le Pen e dell’estrema sinistra della La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, che hanno dato vita alla ‘coalizione degli irresponsabili’ per il siluramento di Barnier a tre mesi dalla nascita del suo esecutivo.

Fronte repubblicano

Macron sperava di ricomporre la vita politica francese e invece rischia di averne accelerato la decomposizione. Ora dovrà trovare un nuovo primo ministro, che possa raddrizzare la rotta, dimostrando che la seconda economia dell’UE non è diventata ingovernabile. Il rischio è di un’onda d’urto capace di travolgere tutta l’Eurozona, proprio mentre la Germania, l’altra metà del motore che dovrebbe alimentare il Vecchio Continente, è nel mezzo del caos politico e ha un’economia che arranca. Macron, il cui mandato durerà fino al 2027, non può indire nuove elezioni politiche prima dell’estate del 2025, dopo il voto anticipato del luglio scorso. Gli estremisti di destra e sinistra chiedono a gran voce le sue dimissioni, ma un politico serio come il leader socialista Olivier Faure non ha dubbi: “C’è già stata la follia dello scioglimento anticipato, non andremo avanti con la follia del licenziamento” di Macron. E allora proprio i socialisti, assieme ai “centristi” e ai “macronisti” dovrebbero ricercare una soluzione “nel quadro del fronte repubblicano”. Ma per ogni soluzione serve che Macron si faccia avanti, torni al centro del gioco politico come garante delle istituzioni e dell’unità della nazione, una missione tanto più difficile visto che la sua popolarità è ai minimi da quando è salito al potere nel 2017.

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